La paura ci frega. La paura di perdere quello che abbiamo e rimanere senza nulla. La tentazione sottile dietro questa paura è credere che Dio alla fine è uno che ci inganna, uno che da un momento all’altro potrebbe privarci di ciò che Lui stesso ci ha dato, a cui ci aggrappiamo con tutte le nostre forze.
Il guadagno comporta una perdita. Assumersi i rischi di chi mette a frutto le cose, di spendersi per amore, consapevoli anche della possibilità che tutto possa andare in perdita, svanire da un momento all’altro, ma anche moltiplicarsi, in maniera straordinaria, con la fiducia in Dio e nei mezzi che Lui stesso ci ha dato per far fruttare, per diffondere quanto di buono e prezioso ci ha affidato.
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Che peccato tenerlo nascosto sottoterra, lasciarlo marcire così… Che peccato vivere nella costante paura che Dio sia un padrone da temere… Che peccato dimenticarci della sua paternità che incoraggia, che peccato dubitare della sua ferma fiducia in ogni suo servo, o meglio, in ogni suo figlio (fuor di parabola).
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