Il Giovedì Santo non è la festa della buona educazione, ma della potenza di Dio che si ribalta. Giovanni ci dice che Gesù compie il gesto di lavare i piedi proprio perché sa di avere “tutto nelle mani”.
Non è il gesto di chi è sottomesso, ma di chi è così libero e forte da poter scendere in basso senza aver paura di sporcarsi. Pietro fa fatica ad accettare un Dio che gli sta ai piedi, che vede la sua stanchezza e la sua sporcizia.
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Eppure, la fede inizia qui: nel lasciarsi amare proprio lì dove ci vergogniamo di noi stessi, nelle nostre parti più “terrene” e fragili. Senza questo passaggio, non possiamo avere “parte con Lui”. Gesù in questo Vangelo indossa un semplice asciugamano. Ci sta dicendo che l’unica vera autorità nel cristianesimo è il servizio.
Lavare i piedi agli altri significa prendersi cura della loro fatica, non giudicare i loro passi falsi, ma aiutarli a camminare meglio. Gesù lava i piedi anche a Giuda: un amore che non si arrende nemmeno davanti al tradimento. Spesso pensiamo che per essere cristiani servano grandi discorsi o perfezione morale.
Gesù oggi ci dice che serve un catino e un asciugamano. Il vero miracolo che possiamo fare anche noi questa Pasqua è a lavare i piedi a chi ci sta accanto.
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