Giovani di Parola – Commento al Vangelo del 10 Gennaio 2026

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Gesù entra nella sinagoga, apre il rotolo del profeta Isaia e legge parole che cambiano la storia.

Egli non parla di un Dio lontano che chiede sacrifici, ma di un Dio che dona, Lo Spirito lo ha consacrato per: portare il lieto annuncio ai poveri; proclamare la liberazione ai prigionieri; donare la vista ai ciechi; rimettere in libertà gli oppressi, e questo è il ritratto di un Dio che si prende cura delle nostre fragilità.

“Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Questa è la parola chiave. Il cristianesimo non è una promessa per un futuro lontano o un ricordo del passato: è un “Oggi”. Dio agisce qui e ora. Se apri il tuo cuore, la sua liberazione inizia in questo momento. Tutti erano stupiti dalle sue “parole di grazia”.

Ma attenzione: Gesù non è venuto a dire cose scontate. Le sue parole ci sfidano a chiederci: io da cosa ho bisogno di essere liberato? Quali sono le mie cecità? Spesso pensiamo che la fede sia un dovere o un peso. Gesù ci dice il contrario: la fede è la bella notizia che Dio è dalla nostra parte per sciogliere i nodi che ci tengono prigionieri.

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