ยซNon temere questo carnefice, ma accetta la morte, perchรฉ io ti possa riavere insieme ai tuoi fratelli nel giorno della misericordiaยป. ร una madre a esortare in questo modo uno dei suoi sette figli che stanno per essere votati al martirio. Suggestiva รจ la definizione del giudizio finale non come il dies irae, idea presente nella tradizione profetica e apocalittica, ma come โil giorno della misericordiaโ del Signore. La nostra rubrica, dedicata al nesso tra famiglia e misericordia, ci spinge a evocare questa madre di alto profilo eroico e spirituale, delineata nel capitolo 7 del Secondo Libro dei Maccabei.
ร, questo, un libro deuterocanonico (รจ scritto in greco ed รจ solo nel Canone biblico cattolico), frutto del sunto di unโopera piรน ampia e andata perduta di un certo Giasone di Cirene. Lo scopo del testo, che ha tonalitร e colori accesi e appassionati, era esaltare la rivoluzione dei fratelli Maccabei, che si ribellarono al potere siro-ellenistico che tentava di imporre anche a Israele fede, cultura, usi e costumi di netta impostazione pagana (II sec. a.C.). Il libro โ che รจ autonomo e non รจ la continuazione del Primo Libro dei Maccabei โ celebra lโeroismo dei combattenti ebrei attraverso alcuni racconti esemplari.
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Quella della madre di sette figli รจ forse la piรน โpateticaโ e commovente di queste narrazioni: una pagina tutta in crescendo, da leggere integralmente. Ella, con coraggio sovrumano, spinge i figli a non esitare nellโaffrontare la morte, consapevole che essa non sarร un abisso di nulla e di dissoluzione ma una soglia aperta per entrare in una nuova vita, nellโabbraccio appunto della misericordia divina. Per questo il secondo dei sette figli prima di esalare lโultimo respiro, grida al carnece: ยซTu, scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterร a vita nuova ed eternaยป (7, 9).
La stessa fierezza e fiducia, stimolate dalla madre, sono testimoniate dal quarto dei figli che puntando lโindice contro il boia, esclama: ยซร bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio lโadempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarร per la vitaยป (7,14). Da queste parole appare evidente che il giudaismo del periodo ellenistico credeva sia nella risurrezione come destino ultimo della creatura umana, sia nel giudizio divino sul bene e sul male, ma soprattutto nella salvezza offerta ai giusti dallโamore misericordioso del Signore. Si era anche convinti che lโessere intero deriva dal Creatore che ยซlโha fatto non da cose preesistentiยป (7,28). ร la dottrina della โcreazione dal nullaโ che รจ alla base della fiducia nella risurrezione, opera dello stesso Creatore.
Il racconto mette in scena in modo diretto anche il re Antioco IV che regnรฒ dal 175 al 164 a.C. sulla Siria e sulla Palestina cercando di imporre in modo rigido lo stile di vita greco e provocando la rivoluzione dei Maccabei. Lโautore sacro lo raffigura come un personaggio sadico che ยซsi sfoga sul piรน piccolo dei fratelli piรน duramente che sugli altri, sentendosi invelenito dallo schernoยป (7,39) che quel ragazzino gli opponeva. ยซUltima dopo i figli, anche la madre incontrรฒ la morteยป (7,41). Una bellissima testimonianza di unโintera famiglia fiduciosa nel Dio che non abbandona i suoi fedeli anche nel tempo oscuro della prova.
