Nel bel mezzo della predicazione una donna prende il centro della scena, ha il coraggio di dare voce davanti a tutti a quello che la abita dentro. La sua esclamazione esprime certamente una grande ammirazione per il Signore, ma sembra avere anche un velo di rammarico. Quasi che avesse voluto essere lei, a fare da madre a Gesรน. Chissร che non trapeli la storia di una maternitร feritaโคโคโค Non lo sapremo mai.
Quel che รจ certo รจ che parla secondo la vecchia logica del sangue, ben lontana dalla novitร di Gesรน.
Quella stessa logica che ci porta a giudicare qualcuno solo a partire dai genitori o dallโambiente da cui proviene, oppure a dire โMagari fossi nato in un altro postoโ, โMagari avessi avuto genitori diversi, una storia diversaโ. Quella stessa logica secondo cui ci sono cose che non possono essere cambiate, dei limiti davanti ai quali possiamo vivere solo di rimpianti, lamenti e rimorsi.
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Gesรน lo dice chiaro: non sei di chi sei figlio, non sei il posto da cui provieni, non appartieni al tuo passatoโคโคโค la tua storia non ti determina in maniera definitiva e univoca, nรฉ nel bene nรฉ nel male. Non importa quale sia il passato tuo o della tua famiglia: puoi essere felice, beato, a patto che ascolti e custodisci la Parola di Dio. Di contro non cโรจ nessun legame di sangue, nessuna storia vissuta, nessuna esperienza fatta, nessun ricordo bello che possa darci pienezza, se perdiamo oggi quella relazione intima con la sua Parola.
Una Parola da โcustodireโ, non da โosservareโ o ancora peggio โmettere in praticaโ. Il Signore non ci sta promettendo che saremo felici se rispetteremo questa o quella regoletta presente nel Vangelo; si tratta di fare spazi nel cuore, creare tempi nella nostra vita freneticaโคโคโค spazi e tempi per entrare nella sua storia e fermarcisi, impregnarsi di essa: lasciarlo vivere in noi.
Comunitร Centro Poggeschi

Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato



