“Per questo sarei disposto a fare di tutto!” oppure “Voglio ottenere questo risultato ad ogni costo”.
A molti di noi potrà essere capitato nella vita di manifestare la propria determinazione con queste o simili parole. A ben vedere, esse esprimono innanzitutto l’importanza che l’obiettivo ha per noi. Solo in secondo luogo indicano le nostre capacità di passare all’azione, di agire o di rimanere nell’attesa, di parlare o di tacere.
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La parabola che il Signore oggi rivolge ai suoi discepoli è tra le più scandalose del Vangelo, perché propone come esempio da imitare un amministratore che froda il suo padrone. Abituati a ben altre frodi finanziarie, a forme di evasioni o di elusioni fiscali talvolta enormi, questo testo risuona sin troppo con la nostra quotidianità corrotta. Veramente Gesù loda un evasore e un truffatore?
La risposta va data subito e chiara dall’inizio: no, Gesù non loda l’evasore per la truffa compiuta. Ciò che sottolinea, attraverso le parole prestate al padrone, è la capacità di rispondere alla situazione di crisi nella quale all’improvviso l’amministratore si trova coinvolto. Non perde tempo a discutere la falsità delle accuse o a protestare la propria innocenza. Piuttosto, valuta se stesso con realismo, considera le opportunità presenti, agisce con prontezza e trasforma i beni in relazioni.
I figli di questo mondo per difendere se stessi, i loro interessi o il loro status sono capaci di questo e molto altro. In fondo, lo siamo anche noi, quando veniamo toccati in qualcosa che ci sta a cuore. Invece, i figli della luce, chiede Gesù, perché non rivelano altrettanta determinazione quando si tratta del Vangelo?
In modo provocatorio, si potrebbe dire che non si sentono toccati nel vivo del loro interesse? O come direbbe Giuseppe Verga, con una sua famosa espressione, sono timidi perché non è “roba” loro?
Commento a cura di: Diego Mattei SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
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