Il pastore non esiste senza un suo gregge. Presentandosi come il bel pastore, quello compiuto, Gesù si presenta come indissolubilmente legato al suo gregge.
Il pastore solitamente vive del suo gregge, del latte, della lana e della carne degli agnelli che il gregge gli fornisce. Non questo pastore. Il buon pastore, il bel pastore, quello compiuto, ha un altro programma: le pecore gli appartengono, le conosce, ma non sono loro a dover dare al pastore il necessario per vivere.
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È il pastore che dà la sua vita per le loro. Non come conseguenza di un pericolo, non perché le pecore glielo chiedono ma come un programma di vita che precede ogni aspettativa.
Da sempre e per sempre, qualunque cosa accada, il pastore dà la vita per te, per il suo gregge. Lui dà la sua vita perché tu abbia Vita, in abbondanza. Non solo per te ma per molte altre pecore, anche di altri recinti. Tutte sono chiamate per nome da una sola voce che in tutte risuona.
Puoi riconoscere questa voce perché dice la verità della tua umanità e di Dio e la riconosci perché consola, guarisce, vivifica. È la voce di una buona notizia che risuona dentro il cuore e fa vibrare le corde profonde della nostra identità.
Commento a cura di: Matteo Polato OFM

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
