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Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 22 Aprile 2025

Commento al brano del Vangelo di: Gv 20,11-18

Data:

Le lacrime che versiamo davanti a un sepolcro possono essere ambigue: spesso ci troviamo a piangere per noi stessi, per le cose che non abbiamo detto e fatto con la persona amata che non c’è più! Sono i rimpianti, quel “piangere di nuovo” che non porta sollievo e pace ma rimorsi e desolazione. 

Maria è una magnifica icona del puro pianto d’amore! Lei non ha nulla da farsi perdonare: lo ha amato fin sotto la croce, non è fuggita, non ha ceduto alla paura, non ha tradito il suo Signore! Piange perché la vita senza di Lui perde senso e sapore, così si ferma smarrita a fissare quel vuoto, desiderosa solo di riabbracciare anche per un’ultima volta quel corpo, tenere fra le sue mani quel volto.

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Talmente è desiderosa di incontrarlo che neppure una visione angelica sarà capace di consolarla! Gesù le si pone accanto e l’accompagna dal “perché” del suo pianto al “chi” della sua ricerca. Due domande che preparano le sue orecchie a riconoscere il suono della Sua voce mentre pronuncia il suo nome. 

L’indicazione successiva del Signore, il famoso noli me tangere, “non mi toccare, non mi trattenere”, in realtà è invito rivolto a ciascuno di noi che oggi siamo chiamati ad amarlo in un altro modo, dopo la sua resurrezione. Un contatto che dinamizza, che genera parole e azioni nuove, perché il Vangelo, oggi sulle mie gambe, potrebbe raggiungere qualcun altro!

Commento a cura di: Narciso Sunda SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato