Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 2 Luglio 2025

Commento al brano del Vangelo di: Mt 8,28-34

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Siamo abituati a pensare che il Vangelo debba sempre finire bene. Che Gesรน, alla fine, sistemi tutto. Che la guarigione arrivi, che il lieto fine ci faccia tirare un sospiro di sollievo. Invece no. In questo racconto Gesรน libera due uomini posseduti da forze distruttive โ€” e qual รจ la reazione? โ€œPer favore, vattene.โ€

Non cโ€™รจ gioia, non cโ€™รจ riconoscenza. Cโ€™รจ paura. Cโ€™รจ rifiuto. Perchรฉ la veritร , che ci piaccia o no, รจ questa: il bene, quando รจ troppo vero, ci spaventa. E la libertร  fa ancora piรน paura del dolore. Preferiamo rimanere prigionieri di ciรฒ che conosciamo โ€” anche se ci fa soffrire โ€” piuttosto che affrontare il vuoto, lโ€™incertezza, il rischio che ogni vera trasformazione porta con sรฉ. Il Vangelo non ci coccola. Ci mette davanti allo specchio e ci dice con disarmante onestร : โ€œNon รจ sempre il momento giusto. E, a volte, non sei tu a deciderlo.โ€

I due uomini fra le tombe siamo noi. Sono le nostre parti sepolte, rimosse, abbandonate: rabbia, paura, vergogna, dolore. Quelle cose che abbiamo messo da parte sperando che sparissero da sole. Ma non spariscono. Restano lรฌ, nascoste, a sabotare la nostra vita. E quando qualcosa โ€” o qualcuno โ€” prova a smuoverle, reagiscono. Non vogliono essere guarite. Non vogliono essere integrate.

Vogliono solo essere lasciate in pace, continuare con le loro dinamiche distruttive. Lโ€™unico cambiamento possibile non รจ una trasformazione bensรฌ solo un trasferimento verso i porci, che rappresentano i nostri istinti piรน grezzi e disorganizzati. ย รˆ la stessa dinamica che viviamo ogni volta che sfoghiamo tutto in unโ€™esplosione, in un eccesso, in una dipendenza, in una fuga. Ci illudiamo di buttare fuori, di liberarci, ma alla fine restiamo piรน vuoti di prima. Lo sappiamo. Ma continuiamo a farlo.

E qui arriva la parte piรน scomoda, la piรน scandalosa. Gesรน non fa il salvatore da favola. Accetta di essere rifiutato. Se ne va. Non forza. Non insiste. Guarda quella gente negli occhi e capisce: โ€œNon siete pronti.โ€ E rispetta il rifiuto. Nemmeno Dio puรฒ guarire chi non vuole affrontare la propria libertร . E questa รจ la cosa che piรน ci fa male: scoprire che il miracolo non รจ magia, non รจ un colpo di bacchetta che risolve tutto. รˆ un atto di libertร  che vuole intenzionalitร . E se non sei pronto, il miracolo non accade.

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Il male, se non vuoi trasformarlo, non sparisce. Lo trasferisci nellโ€™inconscio. Lo disperdi nel mare caotico dellโ€™oblรฌo. Ma non lo elimini. Il conto arriva lo stesso, sotto forma di senso di vuoto, di spossatezza, di smarrimento per la novitร  che non sai come affrontare. E Gesรน? Non ti forza. Non sfonda la porta. Semplicemente aspetta. Perchรฉ la tua libertร  vale piรน di qualsiasi miracolo. Anche piรน del suo.

Commento a cura di: Flavio Emanuele Bottaro SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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