Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 18 aprile 2026

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Quante volte nella nostra vita ci siamo sentiti come i discepoli: impauriti da quello che stiamo vivendo, come una barca in preda ai capricci del vento. Oggi ci troviamo di fronte a due diversi atteggiamenti davanti alla vita, quello dei discepoli e quello di Gesù.

Al vento in tempesta si contrappone la calma e la quiete che Gesù porta; al mare, segno spesso del male, si contrappone la tranquillità della terraferma, dove tutti vorrebbero andare e dove spesso facciamo fatica ad arrivare; al vento impetuoso si contrappone lo Spirito Santo dato da Gesù che si manifesta come una brezza leggera: uno stato di calma, di pacatezza, di tranquillità.

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È la storia della nostra vita: un Dio che continua a essere fedele nelle sue promesse anche se noi facciamo di testa nostra e prendiamo spesso la barca da soli senza aspettare il Signore. Una barca che a volte è appesantita da tutto ciò che pensiamo ci possa servire per vivere, non comprendendo che per vivere appieno è necessario lo svuotamento che Gesù ci ha insegnato. Il non essere attaccati a quel timore di rimanere senza, ma affidarsi alla sua mano generosa.

Riecheggia, allora, nelle tenebre della vita, dove noi stessi ci siamo recati, la promessa di Dio: Io Sono! Inteso come sono sempre stato e come sarò per sempre, una promessa che è per la vita, accompagnata dalle parole: “non abbiate paura, con me quella terra ferma che sembra così lontana, quella quiete del cuore che sembra irraggiungibile è presente, è qui ora”.

Ma il Signore non si impone, i discepoli hanno deciso di prendere Gesù con sé; non è possedere ma accogliere Gesù nella propria vita come pane donato in ogni celebrazione eucaristica per essere nutrimento, sostegno e salvezza.

Commento a cura di: Alessandro Di Mauro SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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