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Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 17 Dicembre 2020

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«Tu scendi dalle stelle» cantiamo con grande stupore la notte di Natale. Ci lasciamo trasportare dal mistero di quell’abbassamento per cui il Dio del Cielo si è fatto bambino in una grotta al freddo e al gelo. Lo stupore alimentato dalle bellissime parole del canto non si ferme ad esse, ma si estende a tutta la vita di Colui che ora vediamo nella mangiatoia, tra la Madonna e san Giuseppe.

Egli è stato chiamato, un po’ come se fosse il suo cognome, “figlio di Giuseppe”, e “figlio di Davide”. Gesù, crescendo, deve essersi confrontato con la storia degli uomini e delle donne che lo hanno preceduto. Egli deve aver ammirato la loro fedeltà al Dio dell’Alleanza, fedeltà che non è venuto meno nei tempi bui come la deportazione in Babilonia. Un giorno o l’altro, Gesù deve aver imparato a fare i conti anche con le ombre di questa storia. «Davide – il re Davide tanto amato – generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria».

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Anche noi, che desideriamo accogliere Dio nel nostro cuore, siamo chiamati ad andare indietro, alle nostre origini, riprendendo l’album di famiglia. In questa storia di generosità e di debolezza, in questa storia che è la mia, Dio viene a nascere.

Avvenimenti che una volta mi sembravano di poca importanza, aneddoti uditi raccontare dalla nonna, il lavoro, le feste, le nascite, così come i fatti più dolorosi, acquistano il valore di una storia sacra. Dio la abita. Benedette le mie radici.

Stefano Corticelli SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato