- Pubblicità -

Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 15 Novembre 2024

Possiamo immaginare questa notte apocalittica come una notte di superpoteri ed effetti speciali. Possiamo immaginarla con i nostri criteri umani: vederci portati via i nostri cari, il vuoto, la mancanza di senso. Una fine che è limite umano, e che ci fa guardare al presente con paura. Nel timore di essere colti impreparati chiediamo con insistenza, come i discepoli: quando e come, dove sarà? Come si muore? Oppure possiamo pensare che anche alla fine il criterio del giudizio sia la vita e non la morte.

Sopravviverà quello che è stato donato, ogni barlume d’amore gratuito, ogni cosa che sa di vita. Come ai tempi di Noè e di Lot, una manciata di uomini da cui ripartire dopo le grandi acque e il fuoco… e se invece la fine del mondo fosse già avvenuta? Che valore daremmo al tempo che abbiamo qui ed ora? Gesù sulla croce è il giudizio finale di quella notte che è dentro di noi.

Dentro di noi siamo chiamati a distinguere sempre tra ciò che continua a voltarsi indietro, e che ci immobilizza, ci trasforma in statue di sale, come la moglie di Lot, che pietrifica il nostro cuore, e quello che in noi vuole andare avanti con fiducia, anche rinunciando a tutto. Tutto quello che in noi vuole essere dono radicale. Nella nostra vita quotidiana, non altrove. Proprio nel come mangiamo, beviamo, stiamo insieme, compriamo, vendiamo, piantiamo e costruiamo… ci sono avvoltoi che non aspettano altro che tutto dentro di noi marcisca, chi sta traendo vantaggio dalle nostre morti?

E invece per chi e in chi siamo vivi? Nell’Eucarestia ci offri un pane vivo, Signore, sta a noi scegliere cosa mangiare, e cosa di noi lasciar mangiare, si finirà come si vive.

Caterina Bruno

Continua a leggere gli altri approfondimenti del giorno sul sito

Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato