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Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 13 Novembre 2024

Oggi ci vengono messi davanti diversi movimenti.

C’è una strada che Gesù sta percorrendo, anche lui si mette in cammino – esattamente come facciamo noi.
C’è poi questo gruppetto di persone che gli corre incontro ed ecco che avviene l’incontro che guarisce e risana le ferite più dolorose e profonde.

Infine c’è quel tornare indietro per andare a ringraziare chi ci ha guariti: tornare dove, tornare da chi ha cambiato la nostra vita e che ci ha dato salvezza. Tutto ciò non è soltanto un artificio retorico, un gioco di parallelismi o una mera casualità di eventi.

Gesù ci dice che ci ama anche dove noi non ci amiamo, perché la malattia, questa “lebbra”, fa un male insopportabile e ci costringe ad allontanarci da tutto e tutti, e noi non sappiamo accettarlo, però ci riconosciamo malati, ci riconosciamo bisognosi di essere guariti.

E Gesù si lascia incontrare da questi lebbrosi proprio come da ciascuno di noi: ci incontra uno per uno e, se lo desideriamo, ci guarisce.

Tutti e dieci i lebbrosi sono stati guariti, ma solo quello tornato indietro per lodare e ringraziare Dio è stato salvato. Siamo dunque invitati a tornare lì dove abbiamo fatto esperienza del Signore, in quel luogo in cui lo abbiamo incontrato, dove ci siamo inginocchiati e abbiamo messo a nudo le nostre fragilità e malattie, quel luogo che fa memoria di un incontro che ha permesso che la nostra guarigione e la nostra salvezza si facessero carne.

Vanessa D’Urbano

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato