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don Gabriele Nanni – Commento al Vangelo del 13 Novembre 2024

Vivere con Dio

Commento al vangelo Don Gabriele Nanni.

Trascrizione, non rivista, del video Youtube.

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Sia lodato Gesù Cristo. Un saluto carissimo a voi che ascoltate.

Gesù guarisce dieci lebbrosi; li guarisce nel momento in cui si allontanano da lui, andando verso il sacerdote per farsi riconoscere la guarigione ed essere riammessi in comunità. Cammin facendo, dunque, si avvera il miracolo. Evidentemente, uno solo torna indietro e ringrazia Gesù. Gesù chiede: “E gli altri dove sono?” E dice a lui: “Va’, la tua fede ti ha salvato”.

Dunque, abbiamo una guarigione fisica eclatante, una guarigione dalla lebbra. Questo è una salvezza, guarigione del corpo, che è per dieci persone. Uno ringrazia e ottiene la salvezza dell’anima. Qual è la differenza? Ringraziare, dare gloria a Dio e, soprattutto, avere a cuore l’incontro con Dio, e non solamente il beneficio materiale che si può ottenere da Dio.

Questo parla a noi in modo molto chiaro. Certamente, sono rari i miracoli come quelli che Gesù faceva o che sono avvenuti per mano dei santi. Ma avvengono. Sono molto frequenti, invece, i miracoli interiori, le assistenze, le cose che vanno bene, gli aiuti che avvengono in quello che noi possiamo chiamare la normalità della vita. Sono cose che si mettono bene perché, spesso, noi preghiamo Dio, ma poi ci dimentichiamo di ringraziare, come se non vedessimo un miracolo che, in qualche modo, va contro le leggi della natura.

Allora, ciò che accade sembra avvenire per cause naturali. Prima preghiamo, le cose vanno bene, veniamo guariti. I medici hanno lavorato bene, le cose si sono messe bene negli affetti, nelle cause, nelle concomitanze degli eventi. Siamo fortunati, il medico è stato bravo, il giudice ci è stato favorevole, le cose sono andate bene. Oppure, addirittura, siamo stati bravi, abbiamo superato questa prova o quell’altra. Questo modo di pensare è, in realtà, un modo di pensare senza fede, come se Dio potesse agire solamente negli eventi straordinari, fuori dalle leggi di natura.

Ma la natura è sua. La storia è sua. A noi è affidata la preghiera: chiedete, chiedete, chiedete e vi sarà dato. Cioè, questa continua unione con la sua potenza per dare gloria a lui, al suo nome, perché tutto è in sua mano. Noi, invece, pensiamo che ci siano due mondi paralleli: il mondo soprannaturale, che è da un’altra parte e ogni tanto si affaccia, e il mondo naturale, di cui noi siamo i padroni, gli artefici o le vittime, a seconda di come si mettono le cose. Dio, in questo, sembra non c’entrare poi tanto. Quando qualcosa va bene, o siamo stati bravi, o siamo stati fortunati, o qualcuno ha messo bene le cose. Oppure siamo stati toccati dalla fortuna, come se esistesse una sorta di divinità che ci rende felici.

Non è questo un modo laicista di pensare? Non è questo quello che assomiglia ai nove su dieci che sono stati guariti, toccati da Dio, ma che non hanno voluto riconoscerlo né ringraziarlo? Riteniamo di stare bene, di avere tutto quel che volevamo. L’importante è questo. Chi abbiamo davanti, in fondo? Uno che ha lavorato poco, ha detto: “Sì, lo voglio, sì, sei guarito”, e siamo guariti. Non dobbiamo niente a Dio.

Il decimo, invece, si rende conto che ha incontrato Dio. Torna indietro, e per lui si aprono le porte della vita eterna: il contatto con Dio, un bene ancora più grande, l’essere suo amico, essere salvati da lui, la certezza di essere amati da lui. Così è il nostro mondo, fatto anche di credenti ma non credenti, come quei dieci che erano israeliti: nove vanno via, e solo il samaritano torna indietro.

Ebbene, anche noi siamo un popolo di Dio che agisce senza Dio, cammina senza Dio. Ci sono delle ritualità che facciamo. Quando siamo nella disperazione, chiediamo aiuto, le cose si mettono bene, e Dio non c’entra più. È un ateismo pratico, come se io non credessi al suo intervento qui, su questa terra, e dunque Lui debba predisporre tutto al bene. Quando qualcosa va bene, sembra che sia accaduto per conto proprio.

L’ingratitudine dei nove un po’ ci appartiene, veramente. Noi dobbiamo tendere alla fede e credere che Dio cammina con noi. Se noi chiediamo con fiducia, passo per passo, in ogni cosa, camminiamo con Dio. Se guastiamo il mondo e poi pretendiamo di giudicare Dio per il guasto che noi abbiamo fatto, allora questa non è fede. Questo non apre la porta alla salvezza né al bene sulla terra, né alla vita eterna.

Seguiamo, dunque, l’esempio di quell’uomo che non era neanche appartenente al popolo santo di Dio. Era considerato come un pagano, ma sapeva di avere incontrato Dio, che lo aveva toccato e guarito. Quello che gli interessa è ringraziare, essere con lui. E il dono ulteriore che gli viene fatto sarà anche per noi: la vita eterna, la vita dello spirito. Non un corpo che non muore qui, per poi tornare a morire, ma un corpo che risorgerà per non morire più.

Dio vi benedica.

Fonte: YOUTUBE | SPREAKER