HomeVangelo della DomenicaFraternità Gesù Risorto - Commento al Vangelo di domenica 3 Dicembre 2023

Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo di domenica 3 Dicembre 2023

Commento al brano del Vangelo di: ✝ Mc 13, 33-37

Iª lettura Is 63,16-17.19; 64,1-7 dal Salmo 79 IIª lettura 1Cor 1,3-9 Vangelo Mc 13,33-37

Il profeta Isaia fa risuonare la preghiera di tutto il popolo d’Israele: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. È una preghiera strana: può Dio scendere sulla terra? Può egli venire e toccare la nostra umanità così tristemente insozzata di delitti, di menzogna, di tenebra, di peccato? Non è egli già presente ovunque c’è un uomo, dovunque c’è una sua creatura, che egli osserva con amore?

Con questa preghiera gli chiediamo una presenza diversa? Un modo nuovo di essere con noi e di amarci con un’attenzione nuova?

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Se Dio non potesse esaudire questa preghiera, essa rimarrebbe comunque il desiderio profondo di ogni uomo, almeno da quando l’uomo percepisce o immagina che egli sia capace di amare.

Se Dio ci ama e venisse qui con noi, la nostra vita comincerebbe a sperare, a vedere una luce, a risorgere. Se Dio non viene, dice il profeta, non è perché egli non ci vuole avvicinare, ma perché noi ci dobbiamo accorgere che senza di lui nulla possiamo. In tal modo siamo quasi costretti a rivolgerci a lui, a riconoscerci figli e cambiare così la nostra vita compiendo opere di giustizia per prepararci all’esaudimento del nostro desiderio.

Anche Gesù, nel breve tratto di vangelo che leggiamo oggi, ci esorta a vegliare tenendo l’attenzione rivolta sempre al Signore, giorno e notte. Se smettessimo questo orientamento cadremmo facilmente e di sicuro nel peccato, cioè nell’egoismo, nell’orgoglio, nel farci padroni degli altri, nella schiavitù di ciò che piace anche fosse causa di sofferenza per i fratelli. Gesù ci dice quale dovrà essere il nostro atteggiamento costante: quello di chi attende il proprio padrone che torna da lontano dopo tanto tempo. Un servo, così premuroso, con gioia cerca di essere pronto all’arrivo del suo padrone, perché lo ama e desidera che egli sia soddisfatto. Così anch’egli sarà riconosciuto fedele, e potrà essere certo di ricevere il premio della propria fedeltà.

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San Paolo, iniziando a scrivere ai Corinzi, proprio di questo loda quei cristiani, del fatto che sono in attesa della “manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo”. Questo essere in attesa è come una preghiera che il Signore stesso certamente ricompensa con la saldezza della fede e con la ricchezza dei suoi carismi.

Ci sono tutti i doni spirituali nella comunità che attende con fede e amore il Signore, in particolare i carismi “della parola e della conoscenza”, che servono a rendere testimonianza a Gesù.

Il carisma della parola è la capacità di esprimere i misteri dell’amore di Dio in modo da farli comprendere a chi ascolta. E il carisma della conoscenza è il dono di comprendere e vedere l’amore del Padre in tutti i suoi disegni, nei fatti della vita di Gesù e dei suoi apostoli, nei loro insegnamenti e anche nei segni sacramentali operati dalla Chiesa per santificare gli uomini, sottraendoli al potere del diavolo. Questi doni spirituali, detti carismi, sono destinati a chi vive con perseveranza in Gesù.

Iniziando il nuovo anno liturgico con le quattro settimane di Avvento, ci eserciteremo nell’atteggiamento spirituale di attesa del Signore. Egli viene: si accorgerà della sua venuta chi lo attende con amore, e sarà pronto ad accoglierlo e a goderne la presenza chi cerca di servire lui solo.

La nostra parola e la nostra conoscenza le adopreremo per dar testimonianza al suo amore, alla sua bontà e misericordia. La preghiera “Se tu squarciassi i cieli e scendessi” diventa una certezza: Dio apre i cieli e diventa uno di noi, così che lo possiamo vedere, ascoltare, amare. Tutta la nostra vita cambierà, e avremo parole per annunciare la bella notizia per tutti gli uomini insoddisfatti della vita e non ancora realizzati. Anch’essi risorgeranno quando conosceranno Gesù!

Sito web della fraternità.

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