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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 8 Ottobre 2025

Un giorno uno dei discepoli si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore, insegnaci a pregare”. Non gli chiese come predicare, come guarire o come fare miracoli. Gli chiese come pregare. Perché? Perché la preghiera è la sorgente di tutto.

Quando Gesù insegna il Padre Nostro, non ci dà solo delle parole da ripetere. Ci mostra come portare la vita di ogni giorno davanti a Dio. “Padre, sia santificato il tuo nome” ci ricorda che ogni giornata è un’occasione per riconoscere la presenza di Dio attorno a noi.

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“Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano” ci insegna che possiamo affidargli anche le nostre necessità più semplici e concrete. “Perdonaci i nostri peccati” ci invita a non portare da soli il peso dei nostri sbagli, ma a lasciarci guarire. E “non ci indurre in tentazione” è la preghiera del cuore di chi, ogni giorno, lotta tra il bene e il male e chiede forza per restare fedele.

La preghiera, allora, non è staccata dalla vita, non è qualcosa da fare solo in chiesa o nei momenti di silenzio. È il respiro dell’anima in mezzo alle fatiche, alle relazioni, al lavoro, alle gioie e ai dolori. Pregare è vivere ogni cosa in compagnia di Dio. È dire: “Signore, vieni nella mia giornata, resta con me mentre cammino, illumina ciò che faccio”.

In fondo, la preghiera cambia la vita non perché cambia il mondo attorno a noi, ma perché cambia il nostro sguardo. E quando cambia il nostro sguardo, tutto appare diverso, e impariamo a riconoscere la presenza di Dio, che davvero è presente accanto a noi.