fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 7 aprile 2026

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A volte cammino tra gli alberi, lungo un sentiero che profuma di terra e di erbe e di fiori, e non me ne accorgo nemmeno. La mente è altrove: un problema da risolvere, un progetto da portare avanti, un pensiero che gira e rigira. La bellezza è lì, tutt’intorno, ma io non la vedo. Ci passo in mezzo come si attraversa una stanza vuota.

Penso a Maria di Magdala, quella mattina nel giardino del sepolcro. Piange davanti alla tomba aperta e non riesce a vedere. Ci sono persino degli angeli, e lei quasi non ci fa caso. Poi qualcuno le parla, e lei lo scambia per il giardiniere. Gesù è lì, a un passo da lei — risorto, vivo — eppure il suo dolore, i suoi pensieri, le sue paure le riempiono gli occhi al punto da renderla cieca.

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Basta una parola: «Maria!». Il suo nome, pronunciato con quella voce. E tutto cambia. Non è che Gesù sia arrivato in quel momento: c’era già. Era lei che non riusciva a riconoscerlo.

Forse è proprio questo il punto. Gesù non è lontano da noi. Siamo noi che camminiamo distratti, con lo sguardo rivolto verso l’interno, troppo pieni dei nostri pensieri per accorgerci di una Presenza che ci è accanto da sempre. Nella bellezza di un tramonto che non guardiamo, nel silenzio di una preghiera che recitiamo sovrappensiero, nella voce di qualcuno che ci chiama per nome.

Non serve andare a cercarlo chissà dove. Basterebbe, ogni tanto, fermarsi. Alzare gli occhi. E lasciarsi trovare.

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