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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 7 Agosto 2025

Pietro riceve un grande incarico da Gesù: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Ma solo pochi versetti dopo, Gesù lo rimprovera duramente: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo”. Perché questo cambiamento così radicale?

Pietro, come tutti noi, ama Gesù. E proprio perché lo ama, non accetta l’idea che possa soffrire. Gli dice: “Questo non ti accadrà mai!”. È la voce dell’affetto umano, della protezione, del rifiuto della sofferenza. Ed è una voce che conosciamo bene anche dentro di noi. Quando vediamo una persona cara soffrire, quando la vita ci mette davanti a una croce, spesso nasce in noi una ribellione. Vorremmo fuggire, cambiare strada, trovare una soluzione che non faccia male.

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Ma Gesù ci insegna che non ogni sofferenza va evitata. Alcune sì: ci sono dolori inutili, frutti di scelte sbagliate o ingiustizie che vanno combattute. Ma altre sofferenze fanno parte del cammino dell’amore vero. Pietro voleva bene a Gesù, ma non accettava il mistero della croce. E in quel momento diventava strumento di un pensiero che non veniva da Dio, ma da Satana.

Anche noi dobbiamo vigilare: non ogni volta che ci ribelliamo al sacrificio stiamo facendo la cosa giusta. A volte evitare un sacrificio è segno di saggezza, ma altre volte è una tentazione che ci allontana dalla nostra vocazione più profonda.

Chiediamo allora al Signore la grazia di discernere. Di capire quando fuggire la sofferenza è bene, e quando invece è proprio passando per quella croce che potremo scoprire una gioia più grande. Come Gesù, che non ha cercato la croce, ma non l’ha nemmeno evitata quando sapeva che lì, nel dono di sé, si sarebbe rivelato il vero volto dell’amore.