Gesù racconta di un amministratore che, messo alle strette, usa la sua furbizia per ingannare il suo padrone e mettersi al sicuro per il futuro!
Ma non ci sta dicendo di essere disonesti. Ci sta indicando una qualità preziosa: la capacità di muoversi, di non stare con le mani in mano, di usare bene quello che abbiamo per un bene più grande.
- Pubblicità -
È la santa furbizia.
Essere santi non vuol dire essere ingenui o con la testa fra le nuvole. Vuol dire capire cosa conta davvero, e trovare ogni giorno un modo concreto per viverlo.
La santa furbizia è di chi, invece di rispondere male, sceglie una parola buona.
È di chi, dopo un litigio in famiglia, trova il momento giusto per fare il primo passo.
È di chi sa che qualcuno è solo, e s’inventa una scusa per andarlo a trovare.
È di chi, invece di lamentarsi, si chiede: “Io, oggi, cosa posso fare per migliorare le cose?”
È anche la furbizia di chi custodisce il proprio tempo: se troviamo sempre un minuto per le cose inutili, possiamo trovarlo anche per pregare, ascoltare, aiutare, fare del bene.
Non è una furbizia che frega gli altri: è quella che non si lascia fregare dalla superficialità, dall’egoismo, dall’indifferenza.
In fondo Gesù ci chiede questo: occhi aperti e cuore pronto. Perché il bene non basta volerlo: a volte bisogna essere creativi, coraggiosi, e un po’ furbi.
Signore, donaci una santa furbizia:
furbizia per riconoscere il bene,
furbizia per sceglierlo,
creatività per realizzarlo,
e un cuore semplice, per fare ogni cosa con amore.
Leggi la preghiera del giorno
Seguici anche su Whatsapp.
← Tutti i commenti al Vangelo del 6 novembre 2026
