Mi ricordo quando ho iniziato le scuole elementari. Avevo una cartella più grande di me, una di quelle rigide, non come gli zaini che si usano oggi. Ma soprattutto ricordo che, per crescere, ho dovuto imparare a lasciare qualcosa: abitudini, comodità, modi di fare da bambino. Non è stato sempre facile. Alcune cose sembravano quasi delle “perdite”. Eppure, proprio lì stava la crescita.
Gesù, oggi, usa un’immagine molto concreta: quella della vite e dei tralci. Dice che il Padre è il vignaiolo e che pota i tralci perché portino più frutto. La potatura non è una punizione, è una cura. È un gesto che sembra duro, perché taglia, ma in realtà serve a dare più vita.
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Anche nella nostra vita succede così. Ci sono momenti in cui qualcosa viene tolto: sicurezze, progetti, relazioni, certezze. E dentro di noi nasce la domanda: “Perché proprio questo?”. Ma forse, senza accorgercene, Dio sta lavorando come un vignaiolo paziente, togliendo quello che non porta frutto per far emergere qualcosa di più vero, più profondo, più pieno.
La chiave è rimanere uniti a Lui: “Rimanete in me e io in voi”. Non è uno sforzo straordinario, è una scelta semplice e quotidiana: non staccarsi, non allontanarsi, anche quando non capiamo.
E allora oggi possiamo guardare anche alle nostre “potature” con uno sguardo diverso. Non tutto ciò che perdiamo è una sconfitta. A volte è l’inizio di una vita più vera.
Perché Dio non taglia per togliere… ma per far fiorire.
