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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 6 dicembre 2025

Molti cristiani oggi vivono la fede in modo tranquillo, quasi discreto, come se bastasse “credere” senza assumersi troppe responsabilità. Preghiamo, andiamo a Messa, ma a volte dimentichiamo che Gesù non ci ha chiamati a una vita comoda, ma a una missione.

Il Vangelo dice: “Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.” — Gesù non li chiama solo per stare con Lui, ma per agire nel Suo nome. Dà loro potere, cioè forza spirituale, perché il male non si combatte solo con le parole, ma con la fede viva e la carità concreta.

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Anche noi siamo chiamati oggi. Non forse a fare guarigioni miracolose, perché queste dipendono da Dio, ma a guarire con la bontà, con l’ascolto, con la speranza. Ci sono spiriti impuri che abitano il mondo: l’indifferenza, l’egoismo, la tristezza che paralizza. Possiamo scacciarli quando portiamo luce, quando perdoniamo, quando scegliamo il bene invece della paura.

Essere discepoli significa credere che lo Spirito di Dio è in noi, e che il mondo può cambiare se ognuno di noi vive nell’amore di Cristo. E anche se il mondo non dovesse cambiare, se abbiamo fatto la nostra parte non abbiamo nulla da temere.

Non restiamo dunque spettatori: viviamo da inviati. Perché il potere di guarire e di amare ci è già stato dato.