Quante volte pensiamo che Dio sia lì ad aspettare i nostri sbagli per giudicarci?
Che dopo tutto quello che abbiamo fatto, non meritiamo più il suo amore? È uno dei fraintendimenti più comuni sul cuore di Dio.
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Il Vangelo di oggi ci mostra tutt’altro.
Un pastore perde una pecora, una donna perde una moneta. E cosa fanno? Non aspettano che tornino da sole: si mettono a cercare, con pazienza, finché non le ritrovano. E quando le trovano, non c’è rimprovero, c’è festa: «Rallegratevi con me, ho trovato la mia pecora!».
Questa è forse l’immagine più bella di Dio che ci sia: Lui non si rassegna a perderci.
Magari qualcuno pensa: “Ho sbagliato troppo, per me non c’è più posto.” Ma Gesù dice il contrario. Il nostro peccato non cancella il nostro valore. La pecora smarrita non diventa meno preziosa perché si è persa. La moneta non vale meno perché è finita in un angolo. E noi non valiamo meno agli occhi di Dio, anche quando cadiamo.
Il Signore non ci cerca per presentarci il conto, ma per riportarci a casa. Il suo cuore non è un tribunale: è una casa che aspetta il ritorno del figlio.
Allora non abbiamo paura. Lasciamoci trovare, così come siamo, senza aspettare di essere perfetti. Se abbiamo sbagliato, ricominciamo. Se ci siamo allontanati, facciamo un passo verso di Lui. E se ci sentiamo perduti, ricordiamoci: Dio ci sta già cercando.
Questo vangelo che hai appena sentito, è proprio la voce di Dio che ti sta cercando.
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