Gesù ci parla di uno che, prima di costruire una torre, si siede a fare due conti.
O di un re che, prima di andare in battaglia, valuta bene le sue forze. Sembra strano, vero? Ci aspetteremmo un invito a “lasciarsi andare”, a fidarsi e basta. E invece no: Gesù ci dice che fidarsi di Dio non vuol dire smettere di usare la testa.
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La Provvidenza non è una scusa per vivere alla giornata, aspettando che sia Dio a risolvere tutto al posto nostro. È vero il contrario: Dio ci ha dato intelligenza, capacità di scegliere, di guardare avanti, di valutare le conseguenze di ciò che facciamo, e si aspetta che li usiamo. Pensare, programmare, fare i conti non è mancanza di fede. È prendere sul serio la propria parte.
Ma attenzione: fare progetti non significa pretendere di avere tutto sotto controllo. Possiamo impegnarci, decidere con saggezza, prepararci al meglio; ma non possiamo prevedere tutto. Ed è proprio lì, in quello spazio che non controlliamo, che entra in gioco la Provvidenza: io faccio la mia parte fino in fondo, e affido a Dio quello che va oltre le mie forze.
La vera fede, allora, è tenere insieme responsabilità e abbandono, intelligenza e fiducia, progetti concreti e cuore aperto alla volontà di Dio.
Ecco perché possiamo guardare al domani senza paura: facciamo bene i nostri calcoli, ci prepariamo, scegliamo con saggezza e ci mettiamo tutto l’impegno che abbiamo. E poi, con il cuore in pace, lasciamo nelle mani di Dio ciò che non dipende più da noi.
La Provvidenza non ci toglie la fatica del cammino. Ci dà il coraggio di camminare, sapendo che non siamo mai soli.
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