Gesù racconta di un uomo che prepara una grande cena e invita molte persone.
Ma quando è il momento di venire, gli invitati iniziano a tirar fuori delle scuse: chi ha comprato un campo, chi dei buoi, chi si è appena sposato.
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Nessuno dice apertamente “non voglio venire”. Semplicemente, davanti all’invito, scelgono altro.
Questa parabola ci mette davanti a una domanda: quanto ci teniamo veramente al Regno di Dio? Perché dirlo a parole è facile. Dimostrarlo con le scelte è un’altra cosa.
Anche noi abbiamo ogni giorno mille pensieri che ci riempiono la testa: lavoro, soldi, relazioni, progetti, preoccupazioni. Cose spesso buone, persino necessarie. Ma rischiamo di dare così tanto peso a ciò che è urgente da perdere di vista ciò che conta davvero, ciò che dura per sempre.
Ed ecco la domanda che la parabola ci lascia addosso: sono disposto a rinunciare a qualcosa oggi, per qualcosa che non finirà mai?
Seguire Dio a volte costa: aiutare senza che nessuno ce lo chieda, dire la verità quando una bugia sarebbe più comoda, ritagliare un momento per Dio anche quando la giornata è già piena.
Il mondo ci spinge a rincorrere la soddisfazione immediata. Gesù ci chiede uno sguardo più ampio: vivere non solo per ciò che passa, ma anche per ciò che resta.
E il padrone di casa non si stanca di invitare. Quando i primi rifiutano, ne chiama altri. La porta resta aperta.
Vuol dire che l’invito di Dio è ancora per noi, oggi. Dio continua a dirci: “Vieni, la mia tavola è pronta per te.”
Sta a noi decidere quanto vale, per noi, quell’invito.
Quanto desidero davvero il Regno di Dio?
Se lo desideriamo sul serio, le piccole rinunce non ci fanno più paura. Quello che lasciamo per Dio non si può nemmeno paragonare a quello che riceviamo da Lui.
L’invito è già arrivato, la tavola è pronta, e Dio ci aspetta.
Sta a noi avere il coraggio di rispondere: “Signore, sì. Voglio venire. Voglio scegliere Te, anche quando costa qualcosa. Perché so che quello che mi prometti vale più di tutto ciò a cui oggi devo dire di no.”
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