Capita a tutti di dire: “Io voglio bene a tutti”. Ma poi basta una piccola cosa per scoprire che non è così semplice. Qualcuno ci risponde male, ci ignora, ci delude… e dentro di noi nasce subito una difesa: ci chiudiamo, diventiamo freddi, oppure iniziamo a giudicare. In teoria vogliamo bene, ma nella pratica ci proteggiamo, e a volte lo facciamo togliendo spazio all’altro.
Gesù lo sa bene, ed è per questo che dice una frase tanto semplice quanto esigente:
“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.”
Non è uno slogan gentile. È uno specchio. Ci invita a guardarci dentro e a chiederci: io, come vorrei essere trattato quando sbaglio? Quando sono fragile? Quando ho paura? Vorrei essere capito, ascoltato, perdonato, preso sul serio. E allora Gesù dice: comincia tu a fare questo per gli altri.
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Il senso profondo di queste parole è che l’amore vero non parte da quello che l’altro merita, ma da quello che tu desideri ricevere. Non aspettare che l’altro cambi, inizia da te, inizia dal desiderio di bene che c’è dentro di te. È così che si rompe la catena delle ferite e delle reazioni.
Questa regola è importante perché ci libera. Ci toglie dalla logica del “io vengo prima degli altri” e ci mette nella logica del “anche tu hai bisogno di essere amato”. E lì, anche se è faticoso, comincia una vita nuova: più umana, più vera, più simile a quella di Gesù.
