Dopo alcuni anni trascorsi ad annunciare il Regno di Dio, Gesù cambia tono e lascia tutti sconvolti. Dice ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Queste parole pongono anche a noi una domanda: quanto siamo disposti a soffrire per entrare nel Regno di Dio? O, detto in altro modo, a cosa siamo pronti a rinunciare su questa terra pur di avere la vita eterna?
- Pubblicità -
Molti non sono disposti a soffrire, perché pensano che, in fondo, Dio sia buono e che la risurrezione sia assicurata comunque, senza dover rinunciare a nulla. Forse anche per questo la società moderna sembra indifferente alla vita eterna. Da una parte abbiamo tanto benessere materiale e facciamo fatica a lasciare qualcosa di certo per qualcosa che non vediamo. Dall’altra, molti credenti sono convinti che la salvezza sia garantita a tutti, qualunque sia la vita che conducono.
Eppure, prima o poi, la vita ci mette davanti a un bivio. Ci sono momenti in cui siamo chiamati a scegliere che cosa conta davvero: il nostro benessere immediato o la fedeltà a ciò in cui crediamo. A volte dobbiamo sacrificare dei beni, dei vantaggi; altre volte siamo chiamati a sacrificare un po’ di noi stessi.
Scegliere la vita eterna non significa vivere aspettando un premio lontano, ma essere fedeli oggi alla voce di Dio che parla nel nostro cuore. Ed è proprio questa fedeltà che rende preziosa anche la sofferenza, quando diventa il prezzo dell’amore e della verità. Perché chi perde qualcosa per il Signore, in realtà non perde la vita: la ritrova.
