fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 25 Febbraio 2026

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La storia di Giona è quasi una parabola. Dio lo manda a Ninive, una città lontana e peccatrice, perché inviti tutti alla conversione. Giona però scappa: non vuole che Dio perdoni quella gente.

Ma alla fine, dopo essere stato gettato in mare, e miracolosamente salvato da un pesce che lo inghiotte e lo riporta a riva, è costretto ad andare ad annunciare un messaggio di conversione ai suoi nemici, e succede l’imprevisto: la gente cambia vita, si pente, e Dio li perdona. E Giona si arrabbia.

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La morale è sorprendente: il vero problema non sono i peccatori di Ninive, ma il cuore chiuso di Giona, che vorrebbe un Dio giusto secondo i suoi criteri, vorrebbe un Dio che punisce i suoi nemici.

Gesù riprende proprio questa storia. Dice che gli abitanti di Ninive si convertirono ascoltando Giona, mentre davanti a Lui, che è molto più di Giona, molti restano chiusi. Quando parla del “segno di Giona”, Gesù non promette miracoli spettacolari, ma indica il cuore della fede: come Giona è passato attraverso il buio della sua crisi per poi ritrovare la fede e compiere la sua missione, così Gesù passerà attraverso la morte per donare vita a tutti. Questo è il segno decisivo: non qualcosa da guardare, ma una Persona da accogliere, è Gesù che ci chiama a convertirci e a ricominciare.

E questo tocca la nostra vita. Anche noi spesso chiediamo segni, spiegazioni, garanzie… A volte, come Giona, non è che non capiamo: è che abbiamo paura di un Dio che ci ama più di quanto noi siamo disposti ad accettare. La storia di Giona e le parole di Gesù ci ricordano che la conversione non è solo per i “grandi santi”, ma per tutti noi, ogni giorno, quando lasciamo che la misericordia di Dio allarghi il nostro cuore.

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