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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 21 ottobre 2026

Gesù ci ricorda una verità semplice e scomoda: ciò che abbiamo non ci appartiene in modo assoluto, ci è stato affidato.

Proviamo per esempio a pensare a una donna determinata, che lavora, cresce e con fatica conquista risultati. Può arrivare a pensare che tutto dipenda da lei, dalle sue capacità, dalle sue forze. E così, poco alla volta, il desiderio di migliorarsi alimenta il suo orgoglio e la voglia di primeggiare, e ciò che era un dono da mettere a frutto diventa uno strumento per affermare se stessa.

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Il Vangelo ci invita allora a fermarci e a chiederci: “Per chi sto costruendo tutto questo? Cosa cerco di raggiungere con le mie fatiche e la mia intelligenza?”

Essere forti, capaci e ambiziose non è un errore. Il rischio vero è dimenticare che ogni talento, ogni possibilità, ogni risultato ci è stato affidato perché diventi un bene anche per gli altri. “A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto”: non è una minaccia, è una chiamata alla responsabilità di chi è stato reso capace di molto.

La vera grandezza, allora, non è avere sempre di più, ma trasformare quello che abbiamo ricevuto in qualcosa che lascia il mondo un po’ più bello di come lo abbiamo trovato.

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