Molte volte, purtroppo anche dagli altari, viene annunciata una fede in Gesù che riguarda solo la vita terrena. Quasi come se il Vangelo fosse un libro di proverbi che servono per vivere meglio, come se il traguardo della nostra fede fosse la felicità terrena, o riuscire a creare una società perfetta. Ma nel Vangelo Gesù ci rivela una verità molto più profonda: la sua missione non si esaurisce nelle cose di questo mondo, ma riguarda la vita eterna.
Gesù dice: “Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole”. La sua opera non si limita a rendere migliori le nostre giornate, ma ci chiama alla vita piena, quella che non finisce. Credere in Cristo significa affidarsi a Lui non solo per le necessità di oggi, ma per il destino eterno della nostra anima.
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Troppo spesso rischiamo di ridurre la fede a un aiuto per le difficoltà della vita, a un sostegno morale, a una serie di principi etici. Ma Gesù stesso ci mette in guardia: “Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non va incontro al giudizio”. La fede è una questione di vita e di morte, non solo nel senso fisico, ma soprattutto in quello spirituale. È un passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio.
Gesù è venuto per darci la vita vera, quella che nessuna crisi, nessuna malattia, nessuna sofferenza può togliere. Non è venuto solo per migliorare il mondo, ma per salvarci dal male e dalla morte eterna. Se ci fermiamo solo agli effetti terreni del Vangelo, perdiamo di vista il suo cuore: la comunione con Dio, la resurrezione, la vita eterna.
Vangelo è una porta aperta verso l’eternità. Sta a noi varcarla con fede e con il cuore aperto alla grazia di Dio.
