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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 19 ottobre 2026

Gesù ci parla di un uomo ricco che, davanti a un raccolto abbondante, pensa solo a costruire granai più grandi. Poi dice a se stesso: riposati, mangia, bevi, divertiti. Ma Dio gli risponde: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita».

In fondo, anche dopo 2000 anni, non è cambiato molto. Il granaio di allora oggi si chiama conto in banca. Anche noi diciamo: “quando avrò messo da parte abbastanza, allora vivrò”. E intanto rimandiamo la vita, gli affetti, la preghiera, a un domani che non arriva mai.

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Gesù non condanna il risparmio, ma l’illusione di chi crede che la sicurezza si possa depositare. Quell’uomo nel suo discorso parla solo con se stesso: non c’è la famiglia, non c’è il povero, non c’è Dio. Questo è il suo vero fallimento. Era ricco per sé e povero davanti a Dio.

E non solo quando si muore non si porta nulla di là, ma anche quando si vive, i tanti soldi non sono la soluzione alla pace interiore.
Allora la domanda non è “quanto ho accumulato?”, ma “per chi sto vivendo?”. Il grano chiuso nel granaio marcisce; il grano seminato diventa pane. Un aiuto a chi fatica, un’ora donata a chi è solo, un perdono: questi sono i tesori che nessuna crisi può bruciare.

Cominciamo oggi. Apriamo il nostro granaio: è l’unico modo per essere davvero ricchi, di quella ricchezza che nessuna notte ci potrà togliere.

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