Il cieco di Gerico, seduto ai margini della strada, rappresenta ciascuno di noi. Spesso ci troviamo “ai bordi” della vita, incapaci di vedere chiaramente la direzione da prendere o il bene da compiere. La nostra cecità spirituale ci impedisce di discernere con chiarezza tra il bene e il male, lasciandoci disorientati e insicuri.
Come il cieco, però, possiamo riconoscere la presenza di Gesù che passa accanto a noi. Anche se non lo vediamo, possiamo percepire la sua vicinanza attraverso le circostanze della vita, le persone che incontriamo, o un richiamo interiore. È in questi momenti che siamo chiamati ad alzare la nostra voce, come fece il cieco, e gridare: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”
Questa preghiera semplice ma potente esprime il nostro desiderio di vedere, di comprendere. Riconosciamo le nostre insufficienze e ci rivolgiamo a Colui che può guarirci. Nonostante le “folle” dei nostri pensieri, delle distrazioni quotidiane o delle opinioni altrui che potrebbero cercare di zittirci, siamo invitati a perseverare nella preghiera.
Gesù si ferma e ci chiede: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” Proviamo allora a pensare a ciò di cui abbiamo veramente bisogno. La risposta del cieco è diretta: “Signore, che io veda di nuovo!” Anche noi possiamo chiedere a Gesù di aprire i nostri occhi spirituali, di donarci la capacità di discernere, di vedere la realtà con i suoi occhi.
Gesù oggi ci invita a riconoscere la nostra cecità spirituale, a non temere di ammettere la nostra necessità di aiuto, e a rivolgerci con fiducia a lui, chiedendogli di guarire il nostro sguardo interiore. Solo così potremo discernere veramente il bene dal male e seguire la via che conduce alla pienezza della vita.
