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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 18 Novembre 2024

Il cieco di Gerico, seduto ai margini della strada, rappresenta ciascuno di noi. Spesso ci troviamo “ai bordi” della vita, incapaci di vedere chiaramente la direzione da prendere o il bene da compiere. La nostra cecità spirituale ci impedisce di discernere con chiarezza tra il bene e il male, lasciandoci disorientati e insicuri.

Come il cieco, però, possiamo riconoscere la presenza di Gesù che passa accanto a noi. Anche se non lo vediamo, possiamo percepire la sua vicinanza attraverso le circostanze della vita, le persone che incontriamo, o un richiamo interiore. È in questi momenti che siamo chiamati ad alzare la nostra voce, come fece il cieco, e gridare: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”

Questa preghiera semplice ma potente esprime il nostro desiderio di vedere, di comprendere. Riconosciamo le nostre insufficienze e ci rivolgiamo a Colui che può guarirci. Nonostante le “folle” dei nostri pensieri, delle distrazioni quotidiane o delle opinioni altrui che potrebbero cercare di zittirci, siamo invitati a perseverare nella preghiera.

Gesù si ferma e ci chiede: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” Proviamo allora a pensare a ciò di cui abbiamo veramente bisogno. La risposta del cieco è diretta: “Signore, che io veda di nuovo!” Anche noi possiamo chiedere a Gesù di aprire i nostri occhi spirituali, di donarci la capacità di discernere, di vedere la realtà con i suoi occhi.

Gesù oggi ci invita a riconoscere la nostra cecità spirituale, a non temere di ammettere la nostra necessità di aiuto, e a rivolgerci con fiducia a lui, chiedendogli di guarire il nostro sguardo interiore. Solo così potremo discernere veramente il bene dal male e seguire la via che conduce alla pienezza della vita.

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