Nel Vangelo ascoltiamo queste parole: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». Giovanni Battista riceve un segno preciso: lo Spirito non solo scende su Gesù, ma RIMANE su di Lui. È un verbo che dice continuità, fedeltà, presenza stabile. Non si tratta di un’emozione spirituale passeggera, ma di un dono che resta.
In questo sta la grande novità che Gesù porta nel mondo. Non ci dona semplici parole di consolazione o qualche regola di vita. Ci dona il suo stesso Spirito, la forza che lo ha guidato, la luce che ha sostenuto ogni suo passo, la pace che abitava il suo cuore. E questo stesso Spirito, nel giorno del nostro Battesimo, è disceso e rimasto anche su di noi.
Forse nella vita quotidiana non ci pensiamo. A volte ci sentiamo soli, fragili, confusi. Eppure, dentro di noi c’è una Presenza che non viene meno. Lo Spirito Santo abita la nostra storia come un ospite discreto: suggerisce, illumina, consola, richiama, dà coraggio. È come un fuoco che non si spegne mai, anche quando sembra coperto dalla cenere.
Quando ci mancano le parole, lo Spirito prega in noi.
Quando ci sembra di non valere abbastanza, ci ricorda che siamo figli amati.
E allora forse oggi possiamo fermarci un istante e chiederci: se lo Spirito rimane davvero in me, cosa può cambiare nel mio modo di vivere, di scegliere, di amare?
Non serve fare cose straordinarie. Basta lasciare che quel dono, che già abita in noi, trovi spazio. E la nostra vita comincerà lentamente a trasformarsi, come una terra arida che torna a fiorire.
- Pubblicità -
