Capita a tutti di fare qualcosa di buono con le migliori intenzioni: un favore a un amico, un servizio faticoso, un aiuto dato con generosità. Eppure, dentro di noi, spesso rimane un’attesa nascosta: un grazie, un riconoscimento, almeno un po’ di considerazione.
Quando questo non arriva, nasce la delusione. Ci diciamo che abbiamo fatto il bene in modo disinteressato, ma la tristezza che proviamo svela che, in fondo, aspettavamo qualcosa in cambio.
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Gesù, nel Vangelo di oggi va dritto al cuore di questa dinamica. Ci mette in guardia dal fare il bene “per essere visti”. Non perché il bene fatto davanti agli altri sia sbagliato, ma perché il rischio è quello di trasformare un gesto di amore in una ricerca di approvazione. Quando il centro diventa lo sguardo degli altri, il bene perde la sua libertà e noi restiamo prigionieri delle reazioni altrui.
Gesù propone una via diversa: fare il bene nel segreto, pregare nel segreto, vivere anche i sacrifici nel segreto. Non è un invito a nasconderci, ma a chiarire per chi lo stiamo facendo davvero. Nel segreto, il nostro cuore viene purificato: scopriamo se agiamo per amore o per bisogno di essere confermati.
Questo Vangelo ci motiva a una libertà più grande. Fare il bene non per essere apprezzati, ma perché è giusto; non per ricevere applausi, ma per rimanere veri. E quando il riconoscimento non arriva, invece di rimanere delusi, possiamo scoprire che il Padre vede, conosce, e questo basta. Da qui nasce una gioia più profonda, che nessuno può toglierci.
