fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 18 dicembre 2025

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“Lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.”

In queste poche parole si racchiude tutto il Vangelo, tutta la buona notizia che cambia la vita. Il nome “Gesù” significa “Dio salva”, e ci ricorda che la venuta del Figlio nel mondo non è un fatto lontano o poetico, ma un gesto d’amore reale e personale. Dio non rimane spettatore del nostro dolore o della nostra confusione: entra nella nostra storia, la abita, e ne prende su di sé il peso per liberarci.

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Gesù non viene a giudicare, ma a salvare. Non viene a imporre nuove regole, ma a donarci un cuore capace di amare come Lui. La salvezza che porta non è qualcosa di astratto o solo spirituale: riguarda la nostra vita concreta, i peccati che conosciamo bene, le fragilità che ci pesano, le ferite che ci rendono prigionieri.

Accogliere Gesù significa aprirgli spazio nelle nostre giornate, lasciando che la sua presenza illumini le zone d’ombra e guarisca ciò che sembra perduto. Significa credere che il male non è mai più forte dell’amore, che ogni caduta può diventare un nuovo inizio, e che la speranza può sempre rinascere.

Quel nome — Gesù — continui a risuonare nel nostro cuore come una preghiera e una certezza: non siamo soli. Dio è con noi, e ci salva ogni giorno con la forza discreta del suo amore.

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