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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 14 ottobre 2026

Chiudi gli occhi per un secondo e pensa a quanta energia spendiamo ogni giorno per controllare l’immagine di noi stessi: la paura di dire la cosa sbagliata, l’ansia di deludere le aspettative, il timore del giudizio altrui. Viviamo costantemente sottotono, dosando le parole come se fossimo sempre sotto un riflettore pronto a smascherare ogni nostra minima ruga.

Gesù entra in questo clima di tensione con una parola che spiazza: «Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato». Ma non lo dice per minacciarci, tutt’altro. Lo dice per liberarci dal peso dell’ipocrisia, che lui chiama il “lievito dei farisei”. L’ipocrisia è una fatica enorme: ci costringe a recitare una parte, a vivere con la maschera, a temere chi potrebbe giudicarci e d emarginarci.

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Poi, lo sguardo si sposta vertiginosamente verso l’alto. Gesù ci invita a guardare i passeri: uccellini da pochi soldi, quasi insignificanti negli equilibri del mondo. Eppure, neanche uno di loro è dimenticato da Dio. Anzi, perfino i capelli della nostra testa sono tutti contati. La logica si ribalta completamente: non dobbiamo vivere nella paura del giudizio degli uomini, perché la nostra vita è custodita da un Amore che conosce la nostra piccolezza, e ci ama lo stesso.

Come fare spazio a questa libertà oggi? Proviamo a fare un piccolo esperimento di verità: scegliamo un momento della giornata per toglierci la maschera del “va tutto bene” o del “devo essere impeccabile”. Se ci sentiamo stanchi, diciamo semplicemente che siamo stanchi. Se non sappiamo una cosa, ammettiamo di non saperla senza vergogna. Smettiamo di spendere energie per compiacere chi ci circonda o per apparire migliori di quello che siamo, e ricordiamoci che valiamo per quello che siamo agli occhi di Dio, non per la figura che facciamo sul palcoscenico del mondo.

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