Ricordo tanti anni fa, quando ero in prenoviziato a Siena. Vennero da noi alcuni monaci per essere ospitati nel nostro convento per alcuni giorni. E un pomeriggio ho accompagnato questi monaci per le strade della cittร per fargli visitare alcuni luoghi particolarmente belli di Siena.
E mentre camminavamo per i vicoli fuori dai ristoranti c’erano dei tavolino con i turisti che si fermavano per mangiare e per bere qualcosa. E fu allora che uno di questi monaci disse proprio questa frase: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noรจ entrรฒ nellโarca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
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Quelle parole mi hanno colpito, perchรฉ in quel pomeriggio sereno tra le vie di Siena sembravano quasi stonare con la scena che avevo davanti: persone ai tavolini, sorridenti, tranquille, che si godevano la vita. Ma il monaco probabilmente non voleva dire che mangiare o bere fosse un male.
Voleva ricordare che il pericolo รจ vivere senza pensarci, come se tutto fosse scontato, come se il tempo non avesse mai una fine.
Non parlava di paura, ma di vigilanza. Il rischio piรน grande non รจ fare un errore evidente, come chi si giustifica dicendo: non ho ucciso nessuno. Ma di lasciarsi prendere dallโindifferenza, dal vivere come se Dio non ci fosse.
Da quel giorno porto dentro di me questo pensiero: ogni attimo รจ prezioso, la vita non รจ da sprecare nelle distrazioni, ma da custodire come un dono. Perchรฉ il vero diluvio, oggi, non รจ lโacqua che copre la terra, ma la dimenticanza di Dio che copre i cuori.
