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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 10 novembre 2025

A volte capita che, quando facciamo notare a qualcuno che sta sbagliando, invece di accogliere la correzione con umiltà, quella persona ci risponde subito elencando i nostri difetti, come a dire: “Chi sei tu per giudicarmi?”.

Oppure capita anche il contrario: quando noi stessi facciamo qualcosa di sbagliato, invece di riconoscere l’errore, ci giustifichiamo pensando che “lo fanno tutti” e così ci sentiamo autorizzati a non porci troppe domande. Magari prendiamo una cosa che non è nostra e pensiamo: “tanto se non l’avessi fatto io l’avrebbe fatto qualcun altro.” Anzi, a volte non ci accorgiamo nemmeno di fare il male, proprio perché è diventato un comportamento comune, abitudinario.

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Ma il Vangelo ci ricorda: “È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono”. Gesù ci mette in guardia: non possiamo vivere con la leggerezza di chi si giustifica dietro agli errori degli altri. Lo scandalo nasce proprio così: quando il male si diffonde e diventa “normale”, e nessuno lo riconosce più come tale. Pensate per esempio a quante persone hanno preso la cattiva abitudine di bestemmiare, che è una cosa bruttissima, eppure per qualcuno è diventato semplicemente una abitudine e nemmeno ci pensa.

Per questo, invece di lasciarci trascinare dal pensiero che “lo fanno tutti”, possiamo imparare a fermarci un attimo e chiederci: “Questa cosa che sto facendo è giusta o sbagliata? Fa del bene o del male? Aiuta gli altri o magari offende qualcuno?”. Questo piccolo esercizio, da fare ogni giorno, ci aiuta a valutare meglio i nostri gesti. Così evitiamo di giustificarci e impariamo a scegliere ciò che costruisce, che porta rispetto e pace nelle relazioni. È un suggerimento semplice, ma può cambiare il modo in cui affrontiamo tante situazioni quotidiane.