fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 10 Marzo 2024

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Nel deserto, mentre il popolo di Israele era messo a dura prova dalla fame e dalla sete, come se non bastasse arrivarono anche dei serpenti velenosi che fecero morire molte persone del popolo. Mosรจ, per fermare questa piaga prese una decisione incredibile.

Costruรฌ un idolo, e non un idolo qualsiasi, ma un serpente di bronzo, ovvero un idolo che rappresentava il serpente, lโ€™idolo della morte. Gesรน non accusa Mosรจ per questa scelta, anzi, dice che qualcosa di simile capiterร  anche a lui, anche Gesรน, infatti, verrร  crocifisso, e la croce simbolo di morte diventerร  per noi la via della salvezza.

Come ha detto giustamente un tale: tutti vogliono andare in paradiso, ma nessuno vuole morire, ed รจ vero. Noi vorremmo una salvezza che non passasse per la via della sofferenza e della morte, perchรฉ noi tutti abbiamo una avversione naturale verso la morte.

Non รจ una cosa che abbiamo scelto, ma รจ semplicemente qualcosa di piรน profondo della nostra stessa volontร : noi siamo fatti per vivere, noi siamo fatti per la luce. Oggi Gesรน ci invita a non distogliere lo sguardo dalla croce, da una croce che nessuno di noi cerca, ma che cโ€™รจ nel nostro cammino.

Guardiamo allora a questa croce e impariamo a lasciarci guarire dalla luce che scaturisce da questo strumento di morte. Non vado avanti con i discorsi, perchรฉ sarebbero contraddittori. Ma quello che a volte appare contraddittorio a livello dei discorsi, non รจ affatto contraddittorio nellโ€™esperienza della vita.

La croce, strumento di morte, puรฒ diventare per noi una fonte di vita e di luce. Per questo impariamo a contemplare la croce di Gesรน, e anche le nostre croci.

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