C’è una parola che spesso ci mette un po’ in difficoltà: obbedienza. Ci sembra il contrario della libertà. Ci sembra qualcosa che limita, che costringe, che toglie spazio alla nostra vita.
Eppure Gesù, non viene a togliere l’obbedienza, ma a portarla a compimento. Non elimina ciò che è giusto, ma lo porta alla sua verità più profonda. E qui c’è un passaggio importante: l’obbedienza, per Gesù, non è sottomissione cieca, ma è adesione al bene.
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Noi pensiamo che essere liberi significhi fare quello che vogliamo. Ma quante volte, facendo quello che vogliamo, ci siamo ritrovati più vuoti, più confusi, meno felici? Perché la vera libertà non è scegliere a caso, ma scegliere il bene.
È come uno strumento musicale: è libero di fare qualsiasi suono, ma solo quando segue le note diventa musica. Così è la nostra vita. Quando entriamo nell’obbedienza alla parola di Gesù, non perdiamo libertà: troviamo la forma più bella della nostra libertà.
Gesù non ci chiede di obbedire per controllarci, ma per liberarci. Liberarci da tutto quello che ci fa male, da quello che ci divide dentro, da quello che ci allontana da noi stessi e dagli altri.
Allora forse dobbiamo cambiare sguardo: l’obbedienza non è il contrario della libertà, è la strada per arrivarci.
E questo è incoraggiante: perché significa che non siamo lasciati soli a inventarci la vita. C’è una via, c’è una parola che ci guida, c’è un bene che possiamo riconoscere.
E ogni volta che scegliamo quel bene, anche se costa, anche se va controcorrente, stiamo diventando più liberi.
Più veri. Più vivi.
