Siamo “ tralci “ chiamati a rimanere nella vite, che è il Signore.
Il “ tralcio “ puo’ avere due sorti: o viene tagliato o viene potato.
Se viene tagliato perde inevitabilmente contatto con la pianta, con la vite, e, quindi, secca perché non puo’ piu’ succhiare linfa.
E il destino del “ tralcio secco “ è quello di essere gettato nel fuoco e di essere bruciato.
E’ la sorte di chi vive senza Dio, senza trarre linfa, giornalmente, dalle parole del Vangelo.
Si diventa aridi, secchi, non piu’ capaci di produrre frutti di pace, amore, benevolenza e, cosi’, non si è piu’ vivi, vitali.
Il grande paradosso è che oggi si crede di poter vivere senza Dio, senza la linfa che dona la sua Parola.
Ma, qual è il risultato?
Si è sempre stanchi, infelici, insoddisfatti, depressi.
Non ce lo si riesce a spiegare.
Ci si chiede: ma come mai mi sento sempre cosi’, pur se faccio tante cose, pur se sembro avere tutto?
- Pubblicità -
Perchè manca cio’ che conta, l’essenziale, che è il Vangelo, la Parola di Dio.
SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA.
Chi lo ha compreso resta radicato in Dio ed è pronto anche ad essere potato.
La potatura è diversa dal taglio.
Il taglio recide definitivamente il tralcio dalla pianta; dopo che esso è avvenuto il tralcio è destinato a seccare e morire.
La potatura no, essa è quella tecnica utilizzata in agricoltura attraverso la quale si asportano parti di rami affinché essi portino piu’ frutto.
La potatura fa male, significa perdere una parte di sé, rinunciare al sé, al proprio egoismo.
Fa male, è dolorosa, ma è necessaria perché solo staccando questa parte c’è la possibilità di portare piu’ frutto e germogliare pienamente, diventare quel capolavoro che ciascuno di noi è.
E allora la potatura va accettata, va sopportata e va anche benedetta, perché consente di restare radicati a Dio, senza il quale “ non possiamo fare nulla “.
Buona giornata e buona riflessione a tutti.
