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Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 21 Luglio 2024

Il tema centrale delle tre letture odierne è la differenza tra la “ divisione “ e l’ “ unione “.

Nella prima ( Ger 23,1-6 ) il profeta fa riferimento ai pastori che “ disperdono “ le pecore a loro affidate.

A questi pastori il Signore rivolge un forte monito: “ Guai a voi “, presentandosi come colui il quale “ radunerà le pecore disperse “ affinché esse “ siano feconde e si moltiplichino “.

Ci sono quindi pastori che “ disperdono “, che “ dividono “, ed un Signore che “ raduna “, che                  “ unisce “.

Nella seconda ( Ef 2,13-18 ) San Paolo dice: “ Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne “.

I “ lontani “, quindi i “ divisi “, diventano “ vicini “, cioè “ uniti “, grazie al “ sangue di Cristo “, che ha abbattuto il muro di separazione esistente tra gli uomini, costituito dall’inimicizia.

Il Vangelo mette in risalto la figura degli apostoli, che si “ riunirono “ intorno a Gesu’ per riferirgli cio’ che avevano fatto, contrapponendola a quella della folla, che era “ divisa “ perché priva di un pastore.

E allora il tema di oggi è questo: Dio unisce, il diavolo divide.

Chi segue i “ pastori “ di questo mondo “ si disperde “, perché essi predicano l’individualismo, l’andare avanti per la propria strada nell’indifferenza totale di chi si ha vicino, perfino dei propri affetti piu’ cari, in quanto tutti vengono considerati come potenziali ostacoli alla realizzazione personale.

Questa “ cultura diabolica “ porta alla “ divisione “; l’altro è concepito come una pietra d’intralcio, come un nemico.

Lo stesso dicasi per Gesu’ Cristo, per il Vangelo, che non possono proprio trovare spazio nella vita in quanto affermano valori completamente contrari a quelli dominanti.

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Ognuno, pertanto, va avanti, solo per la sua strada, che crede giusta: ognuno diventa una “ pecora “ che cammina senza una meta, dietro ad un “ pastore “, il demonio, che ha, come suo obiettivo, quello di “ disperderla “ con le sue false promesse.

Questa pecora, sola, senza una guida, dinanzi alla prima difficoltà della vita, appena si accorgerà che il “ pastore che ha seguito “ ( denaro, successo, lavoro, carriera, etc. ) la ha tradita e la ha portata su una strada deserta, si perderà perché, senza una guida, non saprà tornare all’ovile.

Diverso è se si decide di seguire il “ pastore Gesu’ “, l’unico che ci tiene all’unione, a “ radunare le pecore perdute “ per portarle dietro a sé.

Questa scelta, oggi molto controcorrente, cosa comporta?

Comporta, in primo luogo, lo “ stare con Gesu’ “.

Bisogna sfatare il mito di pensare che seguire Cristo significa fare tantissime cose, impegnarsi in molteplici iniziative.

Sono tutte cose buone e giuste ma potrebbero nascondere una diversa verità: tutte queste cose non si fanno per Gesu’ ma per apparire belli dinanzi a Lui, per potersi presentare, come gli apostoli, al suo cospetto e dire: “ guarda come siamo stati bravi, abbiamo fatto talmente tante cose che non abbiamo avuto tempo neppure per mangiare “.

Seguire Cristo non è questo, seguire Cristo significa “ andarsene in disparte con Lui “, frequentarlo, diventargli intimo.

Una “ pecora “ deve imparare a conoscere il suo pastore e, quindi, gli deve stare vicino, deve conoscere i suoi gesti, i suoi richiami, i suoi fischi, le sue indicazioni.

Solo dopo che avrà acquistato questa familiarità potrà “ fare “, potrà “ operare “ con la corretta finalità, che non è quella di sentirsi “ buono, bravo e bello “ dinanzi al Signore ma è quella di desiderare vivere come Dio ha vissuto, cioè amando.

L’azione, l’opera, deve essere la risultanza dello “ stare insieme “.

L’opera, senza la frequentazione, è un atto di narcisismo.

Il cristiano è allora chi desidera “ stare in disparte “ con Gesu’; in tal modo avrà modo di conoscerlo, amarlo e diventargli intimo, unito.

Da quell’unione scaturirà anche la forza ed il desiderio di operare e vivere come Lui ha fatto e nascerà quella consapevolezza che non ci si potrà mai perdere perché, in qualsiasi situazione ci si troverà, anche nella piu’ difficile, Lui ci verrà a riprendere, ci ritroverà per “ riportarci all’ovile “.

Meditiamo quindi oggi sul pastore a cui abbiamo affidato la nostra vita: a Satana, che “ disperde e divide “, o a Gesu’, che “ raduna ed unisce “?

Buona Domenica e buona riflessione a tutti.