Fabrizio Giannini – Commento al Vangelo di domenica 26 Marzo 2023

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“In Lui rifulge per noi la speranza della beata risurrezione e se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura”.

Così recita uno dei prefazi della liturgia dei defunti. Effettivamente la nostra esistenza ci dà alcune certezze, la più vera delle quali è quella che moriremo. E’ una consapevolezza con la quale conviviamo da quando nasciamo e con la quale ci abituiamo a vivere perché non sappiamo quando ci succederà.

Allora esorcizziamo il tempo pensando ad altro, tanto quando sarà il momento…si vedrà! Già, quando sarà il momento come lo vivremo? La morte alla quale ci prepara Gesù è un qualcosa di diverso da quel che pensiamo noi. Egli, non ci toglie la certezza che prima o poi moriremo, ma ci dà una speranza: quella dell’ immortalità futura. Difatti, il prefazio che ho citato sopra, continua così: “ai tuoi fedeli Signore, la vita non è tolta ma trasformata e mentre si distrugge questa dimora terrena, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo”.

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La nostra vita corta o lunga che sia è un cammino di “caducità” ma deve essere sfruttato a costruire pian piano un’altra vita dopo la morte: quella eterna! Certo, ma come si fa? Quando Gesù giunge a Betania, Lazzaro suo grande amico, era già morto e Marta al Suo arrivo gli dice che se fosse stato lì il fratello non sarebbe morto. Sembra quasi un rimprovero di Marta a Gesù, ma poi la donna aggiunge: “Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà”.

Trovo bellissimo questo dialogo che ci racconta Giovanni nel Vangelo di oggi, perché esplicita l’ umanità di Marta consapevole della morte, ma anche la sua fede in Dio! Certezza e speranza due vocaboli importanti che dovrebbero convivere in noi senza problemi. L’ esistenza dell’uomo di Dio deve basarsi su queste cose. Vivere pensando alla morte ma certi che risorgeremo.

E’ Gesù stesso che ci dice come si ottiene la vita eterna. Quando risponde a Marta, dicendole che il fratello risorgerà (non riferendosi al fatto che di lì a poco l’avrebbe tirato fuori vivo dalla tomba) afferma che LUI E’ LA RISURREZIONE E LA VITA E CHIUNQUE VIVE E CREDE IN LUI NON MORIRA’! Questa è una realtà di fede! Ma allora ci domandiamo, cosa significa vivere e credere in Lui? Significa semplicemente AMARE DIO E I FRATELLI. Tutto qui.

Morire a questa vita terrena con il suo fagotto di egoismi e qualunquismi, di falso perbenismo e così via. Seppure non morti ancora, anche a ciascuno di noi Gesù dice “VIENI FUORI!”, esci cioè, da ciò che ti allontana da me, scrollati di dosso quel che ti appesantisce inutilmente, e caricati della mia misericordia: lei non ti appesantirà, anzi ti aiuterà ad andare, come Lazzaro, libero dalle bende che ti costringono ad un immobilismo inutile e immotivato che non si addice al vero cristiano.

Chi è Fabrizio Giannini-Diacono

Fabrizio (Assisitente diocesano dell’ Apostolato del Mare) è diacono permanente dal 2015, faceva il comandante sulle navi ed ora lo è sulla piattaforma petrolifera a Civitavecchia. Cerca di coniugare vita familiare (Moglie una Figlia di 28 anni ed un Angelo in cielo che aveva 7 anni) e di ministero nel migliore dei modi e crede che questo sia uno di quelli per portare la parola di Dio a tutti i fratelli.


Foto di Manuel da Pixabay

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