ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Fratelli, sorelle,
celebriamo in questa domenica, 14 settembre 2025, la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce. E si dice proprio festa. Dove le nostre liturgie esultano ed esaltano proprio lo strumento di morte di Gesรน nazareno. Come coincidessero le due facce dello stesso evento: croce e gloria, tenebre e luce, morte e vita, pianto e gioia. Festa improbabile per noi, che piรน volentieri facciamo festa per divertirci, senza addentrarci nel mistero del Crocifisso che ci sta davanti, a braccia spalancate.
โDio ha tanto amato il mondoโ
E tutto questo perchรฉ โDio ha tanto amato il mondoโ. La croce in Gesรน segna cosรฌ la congiunzioneย ultima di Dio col mondo. ร il cuore ardente, la sintesi della nostra fede. Dove ci รจ dato di comprendereย che โin questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma รจ lui che ha amato noi e ha mandatoย il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccatiโ (1Gv 4,10). Cioรจ, โnoi amiamo perchรฉย egli ci ha amati per primoโ (1Gv 4,19). Noi siamo cristiani, Lo seguiamo, perchรฉ ci ha amati โperย primoโ.
E questo solo ci permette di rispondere al Suo appello, anche solo ripetendo con Simonย Pietro: โSignore tu lo sai che ti voglio beneโ (Gv 21,15). Perchรฉ la piรน grande eresia dei cristiani รจย l’indifferenza, il contrario dell’amore. E tutto sta nel lasciarsi coinvolgere da Lui. Come S. Agostinoย che scriveva โTardi ti amai, bellezza cosรฌ antica e cosรฌ nuova, tardi ti amai. Sรฌ, perchรฉ tu eri dentro diย me e io fuori. Lรฌ ti cercavoโ. E il Suo รจ un amare semplicemente tanto: โDio ha tanto amato ilย mondoโ.
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Come il sentire proprio di chi si innamora. Come quella donna innominata del Vangelo cheย decide di lavare i piedi a Gesรน, stando nella casa di Simone il Fariseo. Che Gesรน riconosce senzaย indugio: โle sono perdonati i suoi molti peccati, poichรฉ ha molto amato. Invece quello a cui siย perdona poco, ama pocoโ (Lc 7,47). E cosรฌ, ogni volta che qualcuno in questo mondo osa amareย tanto, oltre la sua misura e il suo calcolo, altro non farร che replicare unโazione che Gesรน stesso haย esaltato, chiedendoci di non dimenticare.ย ย
โDa dare il Suo Figlio unigenitoโ.
E Dio ci ha amati sino a โdare il suo Figlioโ. Perchรฉ di dare si tratta. E il nostro Dio รจ pienamenteย Se stesso perchรฉ si dona! E amare come fa Dio non รจ certo unโemozione, perchรฉ ci si regala senzaย calcoli, senza pretendere un ritorno. E proprio qui la nostra intelligenza sโarresta. E vorrebbe resistere,ย appellarsi al buon senso, davanti a un gesto cosรฌ disarmato e disarmante, se mai dovessi accettare di lasciarmi coinvolgere!
Come nota Paolo nella Ia ai Corinzi: โLa parola della croce infatti รจ stoltezzaย per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, รจ potenza di Dio (โฆ). Poichรฉย infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, รจย piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. (โฆ) noi invece annunciamoย Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati,ย sia Giudei che Greci, Cristo รจ potenza di Dio e sapienza di Dioโ (1,18-25).
Al punto che anche Gesรน,ย come ricorda oggi la Lettera ai Filippesi, โumiliรฒ se stesso facendosi obbediente fino alla morte e aย una morte di croceโ. E a queste parole di Paolo fa seguito anche la Lettera agli Ebrei quando di Gesรนย afferma: โnei giorni della sua vita terrena egli offrรฌ preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime,ย a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendoย Figlio, imparรฒ lโobbedienza da ciรฒ che patรฌ e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tuttiย coloro che gli obbedisconoโ (5,7-9).ย ย
โPerchรฉ chiunque creda in lui non vada perdutoโ
E tutto questo darsi di Dio al mondo degli uomini comporta un disegno: la strategia della nostraย salvezza. Dio ci ha tanto amato nel Figlio Gesรน, โperchรฉ chiunque crede in lui non vada perduto, maย abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, maย perchรฉ il mondo sia salvato per mezzo di luiโ. Dio desidera un mondo salvato.
E ogni volta cheย temiamo condanne per noi stessi, in forza delle ombre che ci portiamo dentro, siamo come quei paganiย che nulla hanno capito del mistero del Crocifisso; cosรฌ come ogni volta che siamo noi a lanciareย condanne, siamo noi che diventiamo pagani, distanti da Lui. Noi infatti apparteniamo, stando al Suoย desiderio piรน intimo e profondo, a un mondo giร salvato.
Dove salvare significa conservare: perchรฉย nulla andrร perduto al Suo sguardo, al Suo cuore assetato anche solo di qualche nostro gemito. Nessunย gesto d’amore, nessun tentativo di perdono, di misericordia, andrร mai perduto. Neppure il piรน piccoloย filo d’erba. Perchรฉ anche tutta la creazione geme nelle doglie della salvezza (Rm 8,22).
E di questoย infinito ripiegarsi di Dio sul mondo, che nel Crocifisso trova compimento, Simone Weil ci ha lasciatoย unโimmagine suggestiva: โDio e lโumanitร sono come due amanti che hanno sbagliato il luogoย dellโappuntamento. Tutti e due arrivano in anticipo sullโora fissata, ma in due luoghi diversi. Eย aspettano, aspettano, aspettano. Uno รจ in piedi inchiodato sul posto per lโeternitร dei tempi. Lโaltra รจย distratta e impaziente. Guai a lei se si stanca e se ne va!โ.ย
don Walter Magni
