Video-Commento al vangelo della seconda domenica di Avvento, anno C, a cura di don Vinicio Carminati, Parroco di Cepino e Selino Basso e Rettore del Santuario della Cornabusa.
Trascrizione generata automaticamente da YouTube e rivista tramite IA.
La volta scorsa il Vangelo ci invitava a porre attenzione a noi stessi, al nostro stile di vita, a non appesantirci nel cammino del viaggio, ritornando a riempire il bagaglio della nostra vita dell’essenziale.
L’invito di oggi, in continuità con il Vangelo della volta scorsa, è quello di preparare la via al Signore. È un lavoro fatto di pazienza e attesa. Oggi noi non siamo più abituati ad aspettare, ad attendere. Con i ritmi a cui ormai ci siamo abituati e che spesso ci condizionano, non sappiamo più che cosa sia l’attesa, la calma, la pazienza.
Siamo in un momento storico dove tutto è accelerato e dove tutto ciò che è veloce è considerato una conquista. Se sei lento, ahimè, resti indietro. Sei out. La velocità, invece, al contrario, genera business: la macchina più veloce, la rete telefonica più veloce, il cellulare più veloce, la fibra, il 5G. Ciò che è più veloce è meglio; ciò che è più veloce conta di più, ha più valore.
Sembra che, invece, il nostro Dio ami la calma. Dice il Salmo: “Mille anni per te sono come un giorno di ieri che è passato”. Anche chi ha atteso Gesù per secoli ci insegna l’arte dell’aspettativa.
Ritorno in patria. Ecco, chi non è mai rimasto senza casa e senza terra probabilmente, come molti di noi, non può capire cosa voleva dire. Forse chi ha, purtroppo, perso la casa in un terremoto o in una circostanza critica può capire meglio. Può capire meglio cosa vuol dire non avere una casa, non avere una terra.
Il Salmo racconta che agli Ebrei sembrava di sognare il rientro nella propria terra dopo tanto tempo in esilio, 70 anni. Avere una terra, avere una casa, avere un focolare, esprimere di nuovo la propria fede al tempio era una gioia indicibile. E insieme cresceva sempre di più l’attesa di colui che doveva liberare in maniera definitiva il popolo da ogni forma di schiavitù e di occupazione.
Ecco, saper attendere significa, allora, imparare a desiderare. Anche il desiderio, oggi, è azzerato. Basta aver voglia di qualcosa o di qualcuno che subito la mia pretesa diventa un diritto. Non si desidera più perché c’è la possibilità, oggi, di una soddisfazione quasi immediata.
Ecco, per riscoprire Dio nella nostra vita, dobbiamo ritornare a desiderarlo. Anche oggi, come Giovanni Battista, come Maria, siamo destinatari di una parola che scende su di noi.
Il Vangelo inizia con una collocazione storica e geografica ben precisa, proprio per dire che Dio, lui sì, desideroso e carico di attesa e di aspettative forse nei nostri confronti, entra nella storia degli uomini e delle donne, nella storia concreta e reale, e va alla ricerca di cuori che sappiano desiderare la sua amicizia.
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La parola di Dio ci viene incontro. La parola di Dio scende su Giovanni, ma scende anche su di te, su di me, nel deserto, nel deserto della mia vita, nel silenzio del mio cuore. E cosa dice, adesso, questa parola?
Ci dice: “Prepara la via, preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato, le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”.
Sono immagini molto belle per dire che, ancora oggi, il Signore, spesso, come il suo popolo esiliato dalla nostra vita, tenuto ai margini, ci chiede di ritrovare la sua strada: la strada del bene, la strada dell’amore.
Quante volte prendiamo, invece, la strada sbagliata! Scegliamo vie di male, perdendo, alla fine, la bussola. Quante distanze scavate tra noi e gli altri per la diversità di opinioni, di idee politiche, di gusti, di esperienze! Distanze e muri costruiti ad arte per metterci gli uni contro gli altri.
Quante volte ci sentiamo più in alto degli altri! Dovremmo imparare ad abbassarci, a scendere dal piedistallo di tanta presunzione, provando a spianare la strada all’incontro.
E invece ci complichiamo la vita con pensieri tortuosi, complicati e sospettosi. Ecco, anche oggi, la parola di Dio scende su di noi, scende nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra vita quotidiana per salvarci dall’esilio interiore.
La parola di Dio ci viene incontro per soccorrere chi corre a vuoto ed è schiavo dell’affanno di cose inutili, schiavo di corse senza senso, schiavo di se stesso. Grandi cose fa oggi il Signore per noi, perché procediamo sicuri nel cammino della vita sotto il suo sguardo benevolo.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. È Gesù la salvezza di Dio, la salvezza che Dio ci offre questo Natale. E assimilando il suo stile, che, come diceva il Salmo, “La nostra bocca si riempirà di sorriso e la nostra vita sarà piena di gioia”.
Buona attesa a tutti.
