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Don Vinicio Carminati (Vangelo Digitale) – Commento al Vangelo di domenica 10 Novembre 2024

Video-Commento al vangelo della 32 domenica tempo ordinario anno B, a cura di don Vinicio Carminati, Parroco di Cepino e Selino Basso e Rettore del Santuario della Cornabusa.

Trascrizione generata automaticamente da YouTube e rivista tramite IA.

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La misura dell’amore è amare senza misura. Questa frase di San Bernardo di Chiaravalle riassume bene la pagina di Vangelo di questa 32ª Domenica del Tempo Ordinario e ci aiuta a comprendere che chi ama non bada a calcoli, non dice “che cosa ci guadagno”, perché l’amore impone una scelta radicale: o tutto o niente.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato da Gesù il comandamento dell’amore: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze.” Oggi il Vangelo ci mostra un esempio concreto di questo. Questo esempio di amore generoso proviene da una vedova, da una persona povera, debole e indifesa. È lei la vera maestra di discepolato.

Il Vangelo colloca questo episodio al tempio di Gerusalemme, nella stanza del tesoro. In questa stanza erano presenti le casse per le offerte, costruite a forma di imbuto. Tra queste cassette, una in particolare serviva per la raccolta di denaro che veniva devoluto per la preparazione degli olocausti, cioè degli animali che venivano bruciati completamente dal fuoco. Tramite questo sacrificio, si esprimeva la completa dedizione della vita a Dio. Un sacerdote controllava la validità della moneta e ne dichiarava ad alta voce l’entità. Dunque, in qualche modo, l’offerta era resa pubblica.

In questo contesto, Gesù si siede davanti al tesoro. Ecco, mi piace questa ambiguità: chi è il tesoro? È Dio oppure è l’oro, la moneta nelle casse? Ecco, il Vangelo dice che Gesù osserva non quanto viene offerto, ma come viene offerto, ed emette una sentenza. Chi è stato veramente generoso con Dio? Da una parte gli scribi e i farisei, dall’altra la vedova: sono i due modi di rapportarsi e di donarsi a Dio.

Gesù mette in guardia dall’atteggiamento degli scribi, perché danno parte del superfluo, amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere i saluti nelle piazze, avere i primi posti nei banchetti. Insomma, amano mettersi in mostra. Assomigliano molto a quelle persone che fanno le grandi donazioni e poi lo urlano e lo fanno sapere in giro per ricevere riconoscimento e applausi, oppure a quelle persone che, per farsi un’immagine positiva di fronte all’opinione pubblica, utilizzano l’etichetta della beneficenza, mascherando con una nobile motivazione la loro ipocrisia e la loro fame di visibilità.

Ecco, il bene non ha bisogno di pubblicità. L’amore non ha bisogno di finzione, se no non è amore. L’amore generoso ha bisogno di manifestarsi solo per essere riconosciuto e imitato. Ma la questione della generosità nel Vangelo non è una questione di portafoglio, ma è una questione di cuore. Per Gesù non conta la quantità, ma la qualità dei nostri gesti. Il Vangelo pone l’accento non sulla questione economica, cioè sull’entità dell’offerta, ma sulla generosità del cuore.

Questa vedova dona solo due spiccioli, ma Gesù, che vede il cuore, l’intenzione, non l’apparenza, dice: “Questa donna ha messo più di tutti; ha messo tutto quello che aveva per vivere.” E non si riferisce solo al fatto che ha messo il valore di una paga giornaliera. Tra l’altro, poteva anche trattenere uno spicciolo dei due. Ma Gesù dice letteralmente: “Questa donna ha messo tutta la sua vita.” Ha gettato non solo gli spiccioli, ma ha gettato se stessa nel tesoro, che è Dio. Ha gettato tutta la sua vita, segno di una fiducia straordinaria in Lui.

Ecco, una persona è generosa perché si fida di Dio. Gli scribi danno il superfluo a Dio e fanno di Dio, in fondo, un mercenario al quale si dà qualcosa per tenerlo buono a proprio favore o per mettere a tacere la propria coscienza. Questa donna, con il suo gesto, dice: “Io so che Dio si prenderà cura di me.” Fa un atto di fede prima che un atto di carità.

A Gesù interessa che tu dia ciò che sei, non solo ciò che hai. È più facile dare ciò che hai, soprattutto è facile dare parte del superfluo; è più difficile dare ciò che sei. Allora il punto non è la grandezza dell’offerta, ma la grandezza del cuore.

Ecco, anche come cristiani, un po’ di efficientismo dice: “Faccio tante cose, e le faccio in grande, e più Dio mi ricompenserà.” Ma in realtà la gioia è nascosta non nella grandezza di un’opera o nella sua visibilità, ma nell’amore e nel sacrificio che abbiamo messo in quell’opera, grande o nascosta che sia.

La nostra vita è buona, è riuscita, è piena quando viviamo intensamente l’amore nelle piccole, quotidiane e insignificanti cose che facciamo. Questi sono i due spiccioli che ci chiede Dio. Questa è l’offerta gradita a Lui.

Cos’è la nostra vita, la nostra storia, rispetto alla storia del mondo, alla storia che ci ha preceduto e che avverrà dopo di noi? Non siamo niente, siamo solo piccoli e fragili, siamo solo come due spiccioli davanti alla storia. Ma se gettiamo la nostra vita nel tesoro che è Dio, questo può diventare tanto per l’umanità.

Chiediamo il dono di saper consegnare noi stessi a Dio fino in fondo, con generosità. Il tempo non impiegato a voler bene e a costruire il bene è l’unico rammarico che ci rimane alla fine della vita.