LA CROCE, VITA DONATA
Una vita che diventa dono. Il vero “culto gradito a Dio” ce lo suggerisce l’apostolo Paolo: offrire tutta la vita, “e il nostro modo di vivere, sono le nostre scelte, i nostri impegni, le nostre azioni concrete, il nostro modo di amare e di sperare, di servire e di aiutare, di vivere con fedeltà e responsabilità gli impegni affidati, è tutto questo che diventa un’offerta gradita a Dio, un culto che egli ama ricevere” (LF).
Uscire da sé per seguire Gesù. Questo incipit ci introduce al vangelo di questa domenica, per seguire Gesù, occorre “smettere di pensare a sé stessi”, “lasciarsi trasformare nel modo di sentire e di pensare dalla parola di Gesù, per assumere la croce, cioè il suo modo di cercare e obbedire alla volontà di Dio, di amare il Padre e i propri fratelli e sorelle donando la propria vita, il proprio corpo” (LF), quella croce che Pietro e gli altri discepoli e noi inclusi non accettiamo. “Le parole di Paolo non si riferiscono tanto a un culto di tipo liturgico o immateriale, ma vogliono suggerire un cambio interiore (letteralmente «mentale»), che scaturisce da una mentalità rinnovata, plasmata dalla luce e dalle esigenze del vangelo” (RP). Non siamo tanto diversi dai discepoli di ieri, andando alla ricerca di un po’ di gloria e scansando la prova.
- Pubblicità -
Il volto inatteso del Messia. È Gesù a rivelarci il tipo di Messia, titolo che non vuole sia detto a nessuno, perché potrebbe essere frainteso. “E proprio «da allora», «cominciò a mostrare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e risuscitare il terzo giorno» (cf. anche Mt 17,22-23; 20,17-19). Ma cosa significa che Gesù «deve» vivere tutto questo? Ciò non indica affatto un destino crudele impostogli da Dio, bensì innanzitutto una necessità umana, perché in un mondo ingiusto il giusto può solo essere osteggiato, fino ad essere ucciso (cf. Sap 2). Ebbene, se Gesù, il Giusto, affronta questa situazione senza rispondere ai suoi aguzzini con la violenza, ma restando fedele a Dio, allora la necessità umana può anche essere letta come necessità divina: nel senso che la libera obbedienza alla volontà di Dio, che chiede di vivere l’amore fino all’estremo, esige una vita di amore, anche a costo della morte violenta. Così Gesù ha vissuto, avendo compreso la propria vocazione messianica alla luce delle Scritture, con particolare riferimento al misterioso Servo sofferente descritto da Isaia (cf. Is 52,13-53,12)” (EB).
Quando la fede può divenire inciampo. A non essere d’accordo è Pietro, che è “pietra d’inciampo”, “scandalo”per la missione di Gesù, e se qualche versetto fa si era meritato il complimento di beato, qui, è ripreso e chiamato satana, nel senso della presunzione di uscire dalla sequela di Gesù e ostacolarlo. La verità smascherata da Gesù, – e su questo dovremmo riflettere noi tutti-, è quando nella sequela mettiamo davanti noi stessi, siamo d’impedimento al vangelo.
Perdere la vita per ritrovarla. La salvezza, il vero guadagno è quello di “perdere la nostra vita per Cristo, donarla come egli ha fatto e ci ha insegnato a fare, fino a non distinguere più la nostra vita dalla vita di Cristo in noi” (EB). Davanti a questo vangelo, duro, l’importante è aprirsi al dono, non aggrapparsi al proprio io, a strutture e schemi, a non scandalizzarsi dalla croce e dalle parole di Gesù. Nel nostro cuore si svolge il vero combattimento, quel dissidio interiore che ha vissuto il profeta Geremia, e le parole di Gesù risuonano così chiare, un invito alla responsabilità, al nostro stile di vita, al nostro agire, “di lasciarsi bruciare totalmente dalla fiamma interiore dello Spirito, quella forza interiore ugualmente responsabile sia del nostro amore per Dio sia del necessario odio verso tutto ciò che – ancora – in noi si scandalizza della sua proposta di vita eterna” (RP).
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

