LA GRAZIA DELL’INCONTRO
La chiamata di Pietro. Pietro e Gesù, Pietro e la comunità, Pietro e la Chiesa: ci sono domande che perforano il cuore, luoghi solenni e decisivi. E poi l’amore, non un concetto o una nozione, ma una relazione, un’esperienza. “Chi sono io per te?”, chiede Gesù a Pietro. “È una domanda posta in tono confidenziale a quanti sono più strettamente coinvolti con lui e dunque dovrebbero conoscerlo in profondità, ben oltre i pareri popolari” (EB).
Perché proprio a Banyas? E perché la confessione di Pietro avviene proprio a Banyas, dove si svolgevano culti cananei? La lotta all’idolatria. Una grotta che veniva paragonata agli inferi, dove si svolgevano sacrifici umani nella bocca della roccia. La grotta di Banyas è un’orribile bocca del nulla che mangia tutto, e Cristo tira fuori l’umanità da questa bocca per tirarla fuori dal buio. Ci strapperà dall’indifferenza e dal nichilismo da cui oggi siamo sopraffatti?
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La professione di Pietro e la nuova identità. Dopo avviene la professione di Pietro: “Tu sei il Figlio di Dio”. E Gesù lo dichiara beato, gli fa i complimenti, e non solo: gli cambia il nome, “pietra”, “roccia”. Pietro deve divenire pietra, come luogo di passaggio, pavimento e roccia, per la fede altrui, luogo di transizione per il Padre.
Un testo dalle radici antiche. Questo è un testo esclusivo di Matteo che contiene un linguaggio fortemente semitico, un’espressione ebraica, la lingua tecnica di quell’ambiente, un nucleo primitivo che conserva una tradizione antica e autentica. “Figlio di Giona”: beato è Pietro, ma non ci è arrivato con le sue forze. È frutto di una rivelazione di Dio.
La Chiesa è opera di Dio. Pietro, a nome della comunità, prende posizione, ma ha bisogno di essere sostenuto dalla comunità, la Chiesa: non la sua, ma la nostra, la Chiesa di Gesù Cristo, non un’opera nostra ma di Dio.
Gesù non cerca un sondaggio, cerca relazione. Questo test dei discepoli non è un sondaggio: “A Gesù non importa contare gli adepti o plasmare le sue parole sulle opinioni delle persone per aumentare il numero dei discepoli. No, lui non è fatto di quella pasta che si adegua alle forme più convenienti, sa bene che scontenterà molti e che le sue parole saranno giudicate sovversive e che per questo lo condanneranno. Cerca altro Gesù: cerca un contatto, una relazione” (LV).
La Chiesa fondata sulla roccia e la correzione fraterna. Conoscere Cristo non è una conoscenza intellettuale ma un’esperienza di liberazione. E Gesù promette che costruirà la “sua Chiesa” sulla roccia, su questo fondamento, in cui la struttura del male e della morte non riuscirà a dominare la sua costruzione. E al discepolo il Signore affida il compito di guidare la comunità dei credenti, di “legare e di sciogliere”. Gesù dichiara all’intera comunità, sollecitata a vivere la prassi della correzione fraterna: “Pietro esprime il proprio giudizio personale, ascoltando ciò che Dio gli rivela e al contempo lasciandosi illuminare dalla fede dei suoi compagni, che sostiene la sua senza sostituirsi a essa. D’altro canto, la comunità professa il proprio credo corale, ma facendo convergere e armonizzando le voci di ciascuno, senza costringerle a esprimersi in una sola voce, senza alcuna differenza di timbri o di tonalità” (L. Fallica).
Pietro, roccia fragile. Pietro non sarà esente da errori e cadute: anzi, come vedremo nell’immediato prosieguo del nostro brano, da roccia solida diverrà pietra d’inciampo. Dopo qualche ora non capirà il discorso di Gesù che preannuncia sofferenza e morte, e dopo qualche settimana farà finta di non averlo mai conosciuto. Gesù lo sa: è una roccia fragile, che sbaglierà e piangerà per i suoi errori.
Incontrare Cristo cambia la vita. Incontrare Cristo è una grazia, un avvenimento che ti cambia la vita, è la realizzazione e il compimento dell’esistenza, in cui non si è più gli stessi. E si comprende che senza la conversione del cuore, quel cambiamento a U, quella svolta decisiva, l’opzione fondamentale, il rischio è di rimanere gli stessi, schiavi di riti e abitudini. Cristo libera, e non solo: è la verità che restituisce dignità all’umanità.
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
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Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

