Il brano evangelico di questa domenica ci porta a Cesarea di Filippo, a nord del lago di Tiberiade, nella zona in cui nasce il fiume Giordano.
Era una località sacra al dio Pan, legato alla prosperità, ai boschi e alle sorgenti.
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È proprio qui, in un luogo segnato dalla presenza di culti pagani, che Gesù rivolge ai discepoli una domanda decisiva: “Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?“.
Le risposte sono diverse:
- “Alcuni dicono Giovanni il Battista
- altri Elia
- altri Geremia o qualcuno dei profeti“
Gli uomini hanno colto qualcosa di Gesù: hanno riconosciuto in lui una grande personalità, una figura religiosa fuori dal comune.
Ma sono impressioni incomplete. E questo accade, in fondo, anche oggi.
Il nostro mondo sa apprezzare il messaggio di Gesù, la sua bontà, la sua misericordia, il suo spirito di accoglienza.
È facile riconoscere in lui “un uomo buono”. Ma questo non basta a Gesù e non basta neppure a noi.
Per questo rivolge ai discepoli, e quindi a ciascuno di noi, una domanda personale: “Ma voi, chi dite che io sia?“.
Non è più una questione di opinioni o di sentito dire. È una domanda che chiede una risposta personale.
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Gesù ci chiede di prendere posizione. La sua presenza nella nostra vita è esigente: non possiamo semplicemente seguire la corrente del pensiero dominante.
Ed ecco Pietro, forte e debole allo stesso tempo, capace di grandi slanci ma anche fragile e impulsivo.
Egli risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente“.
Gesù non è semplicemente un uomo buono, un grande profeta o una grande personalità. È il Cristo, il Messia, il Figlio del Dio vivente.
E Gesù dice a Pietro che questa professione di fede non nasce soltanto dalla sua capacità umana di comprendere: è un dono del Padre, opera dello Spirito Santo.
La professione di fede di Pietro è anche la nostra. Come cristiani, non ci basta dire che Gesù è stato un uomo buono: crediamo e professiamo che egli è il Figlio del Dio vivente.
Questa fede non è una semplice teoria, ma diventa la sorgente di una vita nuova.
Gesù dice a Pietro: “Beato sei tu”. La fede nel Cristo dona quella gioia profonda che il mondo non può dare.
Pietro, fragile e impulsivo, diventa “roccia”, ma non per la propria forza: la sua stabilità viene da Cristo.
E così anche per noi. La nostra sicurezza non nasce dalle nostre capacità, ma dalla fede in colui che ci sostiene.
E in questo credere non siamo soli.
Gesù dice: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa“.
È importante quell’aggettivo: “la mia Chiesa“. La Chiesa appartiene a Cristo.
Non è un optional per chi crede, ma la famiglia del Signore. Chi crede non è mai solo.
E Gesù aggiunge una promessa straordinaria: “Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa“.
La Chiesa può essere fragile, perché è composta da uomini fragili e peccatori.
Ma non appartiene a noi: appartiene a Cristo. Per questo nessuna forza ostile potrà prevalere contro di essa.
Gesù affida poi a Pietro le chiavi del regno dei cieli e il potere di legare e sciogliere.
Gli affida un’autorità che non è conquistata, ma ricevuta; non fondata sui meriti personali, ma sulla volontà e misericordia di Cristo.
È uno degli aspetti più misteriosi del modo di agire di Dio: egli affida la sua Chiesa, santa perché fondata e guidata da Cristo, ma fragile perché composta da uomini peccatori, proprio a uomini fragili e peccatori.
Pietro è la roccia, ma è anche Pietro. Eppure Cristo si fida di lui e, misteriosamente, si vincola alla sua Chiesa.
Per questo la domanda del Vangelo rimane davanti a ciascuno di noi: “Ma voi, chi dite che io sia?“.
Non basta sapere che cosa dice la gente. Non basta dire che Gesù è stato un uomo buono.
A noi è chiesto di riconoscerlo come il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
E se questa è davvero la nostra fede, allora non siamo soli. Siamo parte della sua famiglia, siamo parte della sua Chiesa.
Possiamo camminare con fiducia, perché la Chiesa non è nostra: è sua.
E se è sua, possiamo affidarci alla sua promessa: “Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa“.
Perché la roccia sulla quale tutto poggia è solo Cristo.
E a noi, come a Pietro, è chiesto di lasciarci raggiungere dalla grazia, di professare con umiltà la nostra fede e di rimanere fedeli a colui che è davvero il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.
