Questa domenica è chiamata “laetare”, e c’è tanta luce nel vangelo, una luce che ci aiuta a vedere secondo i criteri di Dio. Si può essere ciechi senza rendersene conto. Cosa vuol dire vedere secondo i criteri di Dio? “Dio guarda il cuore, l’uomo guarda l’apparenza”, Emblematico è l’episodio del profeta Samuele che credeva fosse Saul da ungere per divenire pastore del popolo d’Israele, ma Dio sceglie Davide, il minore, il più piccolo.
Ci vedo di nuovo! Non era uno dei discepoli il cieco nato. Gesù passava di là e il cieco mendicava come ogni giorno. Un quadro splendido di una storia simbolica della nostra salvezza. La storia di ciascuno di noi. Ognuno di noi è nato cieco, incapace di vedere Dio, e solo un intervento creatore ci aiuta a vedere. Qui non è tanto una guarigione fisica, è un’opera creatrice. Gesù fa del fango, lo spalma sugli occhi del cieco, un gesto creatore di Dio, ci riporta all’inizio della storia genesiaca. “Dalla polvere Dio plasmò l’uomo, nella pienezza dei tempi Gesù sta portando a compimento l’opera della creazione” ma cerca la collaborazione dell’uomo.
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Dopo aver spalmato fango sugli occhi del cieco nato, Gesù gli ordina: “Va’ a lavarti nell’acqua di Silòe”. Imbrattato di fango, fa un lungo percorso per avvicinarsi alla piscina, una grande vasca che raccoglieva le acque di Ghicon, la cisterna di Gerusalemme che forniva acqua a tutta la popolazione. Dopo aver lavato gli occhi, ci vede. Silòe significa “inviato”, il cieco nato è mandato, ma l’Inviato, l’Unto, è Gesù venuto a donarci la vista, la vita piena. Il percorso del cieco è anche il nostro, faticoso, accidentato, che porta al riconoscimento dell’opera del Cristo compiuta in noi. La piscina è il battistero dove noi siamo stati lavati, battezzati. Piano piano l’uomo guarito riconosce l’opera di Dio: “quell’uomo è un profeta”, “deve venire da Dio”, confessa, e alla fine riconosce che è il Signore, si prostra e lo adora: “Credo Signore!” Attorno a lui ci sono figure negative: i giudei, i genitori, questi hanno paura di essere espulsi dalla sinagoga, temono delle ritorsioni.
L’itinerario è quello dei catecumeni, e Gesù apre gli occhi per vedere, ci prende per mano. In queste domeniche, fatte di acqua e di luce, di professioni di fede, stiamo ripercorrendo la storia della salvezza. Adamo, Abramo, Mosè, Davide. L’itinerario catecumenale è un percorso verso la luce, che ci aiuta a vedere non meglio ma come abbiamo detto all’inizio: “secondo i criteri di Dio”. Cosa è essenziale? Quello che conta non sono i traguardi, i soldi, i vestiti, cose che non ci sono più e non avremo più, non si appoggia qui l’esistenza, sono castelli di sabbia. Dio accende una luce nella nostra vita, anche a vedere la nostra vita, a permettere a lui, di prendere le nostre cose perché faccia per noi qualcosa, non di vivere concentrati su di noi. Difetti, enigmi, peccati, cose brutte, ce li abbiamo, ma guardati alla luce di Dio, possiamo cambiare prospettiva e guardare in avanti. Entrare nella luce di Dio ci ricorda che “eravamo tenebra”, dice san Paolo, adesso siamo diventati luce perché siamo stati illuminati da Cristo.
Lasciamoci condurre da Cristo, il nostro Pastore, siamo in buone mani. È la preghiera cristiana che le prime comunità elevavano, alla luce del salmo 23, la preghiera dell’iniziazione cristiana, battesimo, cresima ed eucaristia: acqua, olio e calice. “Pastore buono, amico fedele che sempre accompagni, dove tu sei, io sono; dove sarà la tua casa, abiteremo insieme; lungo tutto il migrare dei giorni” (E. Ronchi).
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

