LO SPIRITO ABITA IN NOI
Giovanni 7,37-39 – Pentecoste – Messa della Vigilia
Pentecoste segna un passaggio decisivo nella vita e nella storia della Chiesa. Lo Spirito Santo è il respiro di Dio: se lo accogliamo, significa che Lui respira in noi, vive in noi, si muove e parla in noi. Non si tratta soltanto di una presenza esterna, di un Dio «vicino» a noi: la Pentecoste inaugura qualcosa di più profondo e sconvolgente. Non solo Dio è in mezzo a noi – Lui è dentro di noi, abita in noi.
Paolo lo descrive cosí: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Quello che è accaduto nella vicenda personale dell’Apostolo – questa trasformazione interiore, questa morte dell’«io» vecchio e nascita dell’«io» nuovo – si compie nella vita della Chiesa intera con l’effusione dello Spirito. La Pentecoste non è il ricordo di un evento lontano: è un evento sempre attuale, un’offerta rinnovata ogni giorno.
Vivere la Pentecoste significa, dunque, lasciar vivere Lui in me. Significa fare spazio, lasciare che lo Spirito prenda possesso della mia vita, dei miei pensieri, delle mie parole e delle mie scelte. Non è una resa passiva, ma la più grande delle libertà: quella di chi si lascia guidare dall’amore. Ed è esattamente ciò che è successo agli apostoli: appena lo Spirito Santo è disceso su di loro, escono dal Cenacolo parlando lingue nuove, con il cuore ardente e la bocca piena delle grandi opere di Dio.
Vale la pena sottolineare che il primo segno dello Spirito è l’universalità. Lo Spirito non conosce frontiere di lingua, di popolo, di cultura. In quel giorno a Gerusalemme, ognuno udiva nel proprio idioma le meraviglie di Dio (cf. At 2,11). È lo stesso Spirito che oggi ci manda ad attraversare confini, a superare le nostre chiusure, a uscire dai nostri recinti.
La Chiesa nasce per il mondo. Nasce per schizzare fuori dai cenacoli nei quali ci rinchiudiamo – per paura, per abitudine, per comodità – e per percorrere le vie del mondo, annunciando che vivere con Lui e vivere senza di Lui non è per niente la stessa cosa. La differenza non è soltanto morale o religiosa: è una differenza di vita, di pienezza, di senso. La Chiesa è sale, lievito, luce e seme. Non può stare ferma. Non può bastare a sé stessa. Deve mischiarsi con il mondo, deve amarlo, deve servirlo – come fa Dio che tanto amò il mondo da dare il suo Figlio unigenito (cf. Gv 3,16).
Buona pentecoste.
Don Roberto (prete missionario della Diocesi di Como) – Sito Web Fonte: il canale Telegram “Sulla Tua Parola“.
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